Grillo avvia una stretta sulle liste e punta al governo politico

Di Maio
Nella foto: Luigi Di Maio (Debole/Bianchi/LaPresse)
Nella foto: Luigi Di Maio
(Debole/Bianchi/LaPresse)

ROMA. – Fuori i voltagabbana, per non ripetere gli “errori” del passato. L’accelerazione al voto alza il livello di guardia tra i vertici M5S, consapevoli che, se davvero si andrà alle elezioni a giugno, dovranno metter mano al grande capitolo delle liste. Perché, al di là delle ‘parlamentarie’ con cui gli iscritti saranno chiamati a scegliere online i propri candidati, per Beppe Grillo e Davide Casaleggio si pongono due ordini di problemi: chi confermare degli attuali deputati e senatori e quali criteri adottare per i candidati ‘all’esordio’.

Criteri sui quali, per ora, da Milano giunge una direttiva ben precisa ma di certo quello della fedeltà a programma e simbolo sarà uno dei principi chiave per la selezione. Tanto che non si esclude di far valere anche per i parlamentari quelle sanzioni previste come deterrente pecuniario per amministratori ed eurodeputati (e contestate legalmente dagli ex M5S).

“Noi abbiamo applicato su di noi una regola chiara, senza aspettare un obbligo di legge: chi non vuole più stare nel MoVimento va a casa, se non lo fa tradisce gli elettori e causa un danno che deve essere risarcito”, sottolinea Luigi Di Maio ribadendo un concetto caro proprio a Grillo. Il rischio, spiega un parlamentare, è infatti di imbarcare chi punta solo a un posto in Parlamento e di incappare negli stessi errori registrati a Roma.

Sugli scenari delle elezioni, i pentastellati, al di là del mantra “al voto subito”, sono tuttavia in fibrillazione. Alcuni celano l’agitazione chiedendosi se davvero il Colle permetterà il voto a giugno mentre c’è chi, in Transatlantico, non nasconde che, con l’attuale sistema elettorale, il rischio è di non avere un vincitore.

E in tv, Alessandro Di Battista, ribadisce il niet a qualsiasi alleanza. “Se vinciamo e non avremo il 40% andremo in Parlamento con il nostro programma. Voglio vedere se Pd o Lega diranno no ad alcune nostre proposte”, spiega il ‘Dibba’ assicurando che, quello targato M5S, sarà “un governo politico”. Il resto, si vedrà, mentre per ora il Movimento assicura due punti fermi: alle urne si andrà “con un candidato premier e un programma”, come rimarca sempre Di Battista.

L’accelerazione al voto rischia inoltre di innescare lo showdown tra pragmatici e ortodossi, con questi ultimi ‘zittiti’ dal durissimo post di Grillo della settimana scorsa. “Non è facile ma non ci arrenderemo mai”, scrive, su facebook l’ortodossa Carla Ruocco mentre Roberto Fico, a chi gli chiede della sua ‘assenza’ dai media, si limita a dire: “lavoro”.

Segno che, per ora, gli ortodossi restano ‘in sonno’ nonostante le notizie sul dossieraggio a Roma ai danni di Marcello De Vito (un altro del loro gruppo), sul quale è stata ascoltata anche Roberta Lombardi. L’ipotesi rimbalzata su alcuni quotidiani è che in quelle accuse ci sarebbe anche la mano di Raffaele Marra. L’episodio dell’attacco a De Vito trova conferme anche tra chi partecipò alla gestione delle elezioni romane. Il tema è la regia di Marra nell’operazione anti-De Vito. Dato che, se confermato, sarebbe un nuovo colpo politico per la sindaca Raggi.

(di Michele Esposito/ANSA)