L’Ue attende la risposta di Roma, tra timori e fiducia

BRUXELLES. – La Commissione europea aspetta la lettera del Governo italiano, che ha fatto sapere risponderà in tempo, cioè entro la scadenza del primo febbraio. Nessuna richiesta di proroga è stata presentata a Bruxelles, che ha bisogno di vedere gli impegni del Governo per poterli incorporare nelle previsioni economiche di metà mese.

L’attesa dell’Ue è carica di incognite: se da una parte si considera l’Italia un Paese di cui fidarsi, dall’altra si temono le voci di una possibile rottura con l’Europa, oppure di una risposta non all’altezza delle richieste. In quel caso, la Commissione si troverebbe a dover prendere una decisione politicamente controversa, in un anno di campagna elettorale costante per le elezioni in diversi Paesi.

Il vicepresidente Dombrovskis e il commissario Moscovici, responsabili della supervisione dei bilanci e mittenti della lettera, hanno fatto presenti i loro timori al ministro Padoan già venerdì scorso a margine dell’Ecofin: se l’Italia dovesse sfidare l’Europa, rischiando l’apertura di una procedura per debito eccessivo, avrebbe solo da perdere. Soprattutto in termini di reputazione.

Un concetto che lo stesso Padoan ha ribadito, per confermare la bontà della linea adottata finora, cioè rispettare le regole europee sfruttandone tutti i margini. Grazie a questo approccio, l’Italia si è assicurata 19 miliardi di flessibilità in tre anni, nonostante il debito continuasse a salire.

Tra i commissari europei – soprattutto nella fronda di quelli del Nord – c’è chi ricorda questa concessione senza eguali per rafforzare la tesi secondo cui ora l’Italia deve davvero fare qualcosa in cambio, cioè lo 0,2% di sforzo strutturale richiesto dalla lettera.

Il timore è che gli impegni del Governo non saranno così chiari, e le misure al di sotto delle aspettative. Uno scenario che costringerebbe Moscovici e Dombrovskis ad un braccio di ferro con Roma, per cercare di strapparle qualcosa di più.

Perché una cosa è chiara: stavolta Bruxelles non limerà i numeri né allungherà i tempi. Senza un accordo si andrebbe dunque verso l’apertura della procedura: a metà mese le previsioni economiche prenderebbero atto del deterioramento (non rimediato) del deficit strutturale, ed entro fine mese il rapporto specifico per Paese metterebbe in luce le debolezze macroeconomiche. Bisognerebbe quindi solo aspettare il rapporto sul debito, che potrebbe arrivare in qualunque momento, per avere la certezza dell’avvio della procedura.