Alcol: al via campagna AlcolOltre per sensibilizzare i giovani


(KEYSTONE/Ennio Leanza)

ROMA. – Il binge drinking – bere alcolici di diverso tipo (oltre sei bicchieri) in un arco ristretto di tempo – interessa il 21% dei giovani tra i 18 e i 24 anni e il 7,6% degli undicenni. Sulla scorta di questi dati la onlus “Impegnarsiserve” e i Missionari della Consolata hanno lanciato la campagna AlcolOltre contro l’abuso di alcol nel mondo, ma soprattutto tra i giovani.

“Nella ricca Europa o nel disorientato sud dell’Africa è sempre maggiore – hanno spiegato i promotori della campagna in una conferenza stampa alla Camera – il ricorso all’alcol da parte di milioni di adolescenti e giovani che, per noia o per vincere la fame, annegano le proprie speranze in forme di dipendenza”.

Obiettivo dell’iniziativa è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, in Italia e in alcuni paesi africani ove operano i Missionari della Consolata, su un comportamento “che provoca danni organici e psicologici irreparabili”.

“Attraverso azioni concrete di conoscenza, prevenzione e solidarietà, vuole contribuire a costruire esistenze libere dal consumo eccessivo di alcolici, soprattutto nelle giovani generazioni” spiegano gli organizzatori ricordando che l’alcol è una tra le più importanti cause di morte (il 15% circa) per i giovani maschi di età compresa tra i 15 e i 29 anni.

“L’abuso di alcol, soprattutto fra i giovani, è un problema diffuso e globale rispetto al quale si fa ancora troppo poco” ha detto Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, nel corso della presentazione della Campagna.

Mentre “l’allarme sociale su immigrati e profughi è spropositato ed enfatizza la questione, la caduta di attenzione sul consumo eccessivo di alcol non aiuta a sviluppare adeguati interventi di prevenzione e contrasto alle dipendenze” ha aggiunto sottolineando come l’uso di alcol fra i giovani nel nostro paese cominci molto presto.

Le campagne per i giovani “sono importanti, come sono importanti interventi di prevenzione a tutto campo che coinvolgano i cosiddetti ‘pari autorevoli’, gli opinion leader dei gruppi giovanili che possono fare moltissimo in termini di informazione sui rischi e di comportamento responsabile” ha concluso.