Il verbo “avere” e i suoi composti

Pubblicato il 08 febbraio 2017 da Luigi Casale

Questi miei articoli divulgativi di semantica storica, scritti allo scopo di rendere trasparente a quante più persone possibili la lingua italiana, qualcuno li ha chiamati lezioni; a me però è capitato in qualche occasione di chiamarli esercitazioni.

Ma al di là della portata della differenza delle due definizioni, a me piace considerarli dei modelli, degli esempi, oppure schemi indicativi; per altrettante riflessioni di approfondimento su altri vocaboli, o su gruppi di parole morfologicamente apparentate, per cercare di capire come si allargano, o si restringo, o si spostano, o si ribaltano – cioè: si modificano – i loro significati originari. Da una parola radicale, nella pratica comunicativa, si genera un’intera famiglia di parole.

Con questa premessa intendo dire che chiunque, dopo la lettura di due o tre, o più, di questi miei articoli – a seconda dell’attenzione e degli strumenti interpretativi di cui dispone – potrebbe, da solo e con l’aiuto di buon vocabolario della lingua italiana, continuare a “divertirsi” in questa ricerca della trasparenza linguistica.

Già altre volte mi è capitato di precisare che tutto quello che espongo, trova la fonte sorgente nel dizionario.

Oggi intendo parlarvi del verbo latino “habeo, habui, habitum, habere” che significa “avere”. Ho indicato le quattro voci del paradigma, così come sono rappresentati i verbi in un normale dizionario scolastico: prima persona del Presente e del Perfetto Indicativo + Supino ed Infinito Presente, che sono due indeclinabili.

Per spiegare ai giovani studenti di latino che cos’è e perché si mostra il paradigma, si dice che le quattro forme esposte nel paradigma sono la base per la formazione di tutte le altre forme della coniugazione completa del verbo.

Dal verbo “habeo/habere” mediante l’applicazione di un suffisso si ha il verbo “habito, habitavi, habitatum, habitare”, che chiamiamo iterativo o intensivo, per indicare che l’azione del verbo si ripete. Il verbo “habito/habitare” significa, appunto, “avere abitualmente”. Perciò tutta una serie di altri significati tra cui “abitare”.

Vorrei far notare che anche i sostantivi “abitazione”, “abito” e “abitudine”, l’aggettivo “abile”, e lo stesso avverbio usato poco fa, “abitualmente”, sono tutte parole che derivano da “habeo/habere”. Per le numerose accezioni delle parole italiane chiuse nelle virgolette, consiglierei di consultare un vocabolario.

Sempre da “habeo/habere”, mediante l’applicazione di prefissi (avverbi o preposizioni: cum = insieme; de = separazione, privazione ; ex = provenienza dall’interno ; in = movimento verso l’interno ; prae = davanti ; pro = sostituzione al posto di … ) si formano alcuni verbi, che andiamo a vedere.

“Habeo” = avere, abbiente
“Cohibeo” = (tenere insieme, contenere, racchiudere) coibente.
“Debeo” = devo, dovere, debito.
“Exibeo” = esibire, esibizione.
“Inhibeo” = inibire, inibizione.
“Praebeo” = (offrire), prebende.
“Prohibeo” = proibire.

E tante altre parole da queste derivate. Inoltre, dal verbo avere (italiano) deriva la parola abbiente = che possiede, che sta bene economicamente (tipo di participio costruito sul congiuntivo abbia).

Luigi Casale

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Luigi Casale

Luigi Casale, insegnante in pensione e pubblicista. È nato nel 1943 a Torre Annunziata, alle falde del Vesuvio. Oggi, continuando a mantenere contatti affettivi e culturali con la Campania, vive tra Bressanone (Alto Adige) e Lussemburgo. Durante la sua carriera professionale, ha insegnato nei Licei dell’Alto Adige, nella Scuola Europea di Lussemburgo, e presso il Dipartimento d’italiano dell’Università di Clermont-Ferrand (Francia). Si occupa di didattica delle lingue classiche e di linguistica generale. Nel più ampio quadro delle questioni pedagogiche e sociali, su queste tematiche offrirà la sua collaborazione in questa rubrica.




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