Gentiloni: “Il governo lavora, avanti le riforme sulla crescita”

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI
Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante il Consiglio dei ministri, poche ore dopo le dimissioni dal policlinico Gemelli in seguito ad un’angioplastica. Roma, 14 gennaio 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI – TIBERIO BARCHIELLI
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ROMA. – Lavorare. Punto. Nel mezzo della bufera tra i Dem, Paolo Gentiloni tiene la linea che ha dato al suo governo fin dal giorno della nascita. Lavorare per portare a compimento le riforme avviate dal governo Renzi e rispondere alle nuove priorità. Senza entrare nelle polemiche politiche, né tantomeno nel dibattito sulla data del voto: la fine della legislatura – ha ripetuto a più riprese – è una scelta che spetta ai partiti politici e al presidente della Repubblica.

Il governo intanto c’è e opera nel pieno dei suoi poteri. In mattinata Gentiloni registra con un tweet le stime del Pil più positive del previsto e sottolinea: “Il governo è determinato a proseguire le riforme per favorire la crescita”.

Dal decreto sul terremoto alle misure su sicurezza e migranti, al piano straordinario di assunzioni della riforma Madia, il governo costruisce “sulla realtà” la sua agenda, osserva chi è vicino al premier. Lavora, senza entrare nel dibattito politico. Con la stessa tranquillità – assicurano – prima, quando sembrava si potesse votare a giugno, quanto adesso che quella finestra sembra chiudersi.

C’è sintonia tra il premier e Matteo Renzi, assicura chi era al centro congressi D’Alibert. Dopo aver partecipato alla direzione del Pd, il premier domenica dovrebbe essere, come sempre, all’assemblea del partito. Ma non intende entrare in nessun modo nella discussione sulle dinamiche congressuali.

Della direzione, raccontano, ha apprezzato l’idea di una forza di governo che vuol stare sui problemi reali del Paese: una responsabilità che traduce nel suo lavoro a Palazzo Chigi. Nelle prossime settimane il governo è atteso a un passaggio delicato come il Def di aprile e la necessità di garantire il rientro dello 0,2% di deficit chiesto dall’Unione europea.

Sulla necessità di non cadere in una procedura d’infrazione si è espresso anche Renzi, che ha ribadito il suo no ad aumenti di tasse o accise. Il ministro Pier Carlo Padoan era in platea ad ascoltare: a lui il complicato compito di far quadrare i conti.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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