Caso chat, M5S blinda Di Maio. Scontro totale con la stampa

Il vice presidente della Camera Luigi Di Maio con la sindaca di Roma Virginia Raggi. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Il vice presidente della Camera Luigi Di Maio con la sindaca di Roma Virginia Raggi. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Roma, Telegram, Raffaele Marra: su questi tre campi si innesca l’ultimo atto della battaglia campale tra M5S e stampa italiana. La notizia di una chat su Telegram del 10 agosto 2016 in cui Luigi Di Maio, scrivendo a Virginia Raggi, definisce “un servitore dello Stato” Raffaele Marra, campeggia su tre grandi quotidiani innescando, immediata e rabbiosa, la reazione del Movimento.

Da Beppe Grillo a Gianroberto Casaleggio fino all’ala più lontana dal vice presidente della Camera, quella ortodossa, piovono parole di solidarietà per Di Maio e attacchi feroci verso una stampa che – questo il titolo del post di Grillo – fa “killeraggio” contro i pentastellati. Con un obiettivo, è il j’accuse dell’ex comico: prestare il fianco agli altri partiti per frenare il Movimento.

La chat a cui si fa riferimento risale a circa un mese dopo l’ormai celebre incontro tra Di Maio e Marra. Ed è una chat, riportano i quotidiani, che è finita nello smartphone dell’ex braccio destro della sindaca di Roma, attualmente al Regina Coeli. Il contesto è duplice: da un lato il Movimento attende di sapere (la risposta arriverà il 12 agosto) dal pm di Roma Giuseppe Pignatone se nei confronti di Marra vi siano “iscrizioni suscettibili di comunicazioni”; dall’altro nel M5S serpeggia, già prepotente, l’insofferenza per uno dei cardini del ‘raggio magico’.

“Aspettiamo Pignatone. Poi insieme allo staff (il minidirettorio, ndr) decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. E’ un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla”, sono le parole di Di Maio al centro del caso. La chat, come anticipato dall’Ansa e poi pubblicato sul blog, è però più lunga di quella contenuta nelle carte pubblicate dai giornali.

“Nella riunione con me, Marra semplicemente mi ha raccontato i fatti. Io l’ho ascoltato. Perché tu me lo avevi chiesto. Sono rimasto a tua disposizione non sua. E penso che nel gabinetto non possa stare, perché ci eravamo accordati così”, scrive Di Maio, al quale Raggi replica che “Pignatone risponderà quanto prima”.

Parole che, tra l’altro, inducono il senatore FI Maurizio Gasparri a chiedere che il ministro della Giustizia riferisca su un eventuale traffico di notizie riservate tra Pignatone e Raggi. “Non è stata data alcuna notizia coperta da segreto investigativo”, è la replica della Procura di Roma.

Il blog di Grillo, invece, pubblica la chat a corredo dell’ennesimo attacco alla stampa e in particolare ai tre quotidiani che riportavano la notizia: Repubblica, Corsera, Messaggero. “Quello che hanno scritto è falso, fuorviante e non verificato. La misura è colma”, tuona Grillo, mentre Di Maio conferma di aver incontrato Marra per allontanarlo e incalza: “Non mi faccio intimidire da nessuno, i direttori si scusino”.

Quei direttori sui quali l’esponente M5S affonda: “Da parte dell’informazione o da parte di qualche partito che vuole fermarci?”. Parole che, da Roberto Fico a Carla Ruocco, trovano anche l’ala ortodossa in un’inedita convergenza.

Pronta anche la controreplica dei quotidiani coinvolti. “Grillo attacca con una propaganda delirante”, scrive La Repubblica mentre il Corsera nega qualsiasi omissione e reputa “infondate” le accuse del M5S. “Accuse smentite dai fatti”, sottolinea Il Messaggero. Tutti e tre i quotidiani infatti negano ci sia stata alcuna selezione delle frasi: la chat del ‘casus belli’ così come pubblicata è – questa le tesi – nelle carte della Procura.

Resterebbe quindi da verificare se sia stata Raggi a ‘girare’ a Marra solo una parte della sua conversazione con Di Maio. La sindaca, tuttavia, non interviene nel giorno in cui, tra l’altro, l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini lascia il Campidoglio con un velenosissimo addio. E con la vicenda stadio ormai prossima ad una svolta positiva: i colpi di scena, su Roma, non sono ancora finiti.

(di Michele Esposito/ANSA)