Diga California, corsa contro il tempo. In arrivo le piogge

NEW YORK. – L’imperativo è chiudere la falla e farlo in fretta. Oppure un muro di acqua alto quasi 10 metri potrebbe travolgere la comunità ai piedi della diga di Oroville, in California. Nell’area dove si trova la ‘Big Dam’, la più alta degli Stati Uniti, circa 250 chilometri a nord di San Francisco, si lavora ormai contro il tempo, per tappare la crepa che si è aperta in uno dei canali di scolo di emergenza.

Il disastro potrebbe essere incombente se non si riesce a far abbassare il livello dell’acqua dell’omonimo lago di Oroville prima dell’arrivo dei temporali previsti nei prossimi giorni. Ma la messa in sicurezza procede secondo i ritmi prestabiliti e le 200.000 persone evacuate sono state autorizzate a tornare nelle loro abitazioni.

Le autorità però mettono in guardia: è necessario restare pronti a lasciare di nuovo se la situazione dovesse peggiorare Due elicotteri continuano a gettare sacchi di pietre sulla falla. Secondo gli ultimi aggiornamenti da parte delle autorità locali qualche progresso è stato fatto e il livello del lago si abbassa di circa due metri e mezzo al giorno.

L’obiettivo è di portare il livello del lago entro giovedi a 262 metri, attualmente è a 270. Il governatore dello stato, Jerry Brown, ha anche scritto al presidente Trump per chiedere assistenza per i quasi 200 mila sfollati delle cittadine di Yuba, Butte e Sutter.

In particolare Yuba è già stata teatro di un alluvione nel 1995. All’epoca, sempre a causa di piogge torrenziali, si ruppero gli argini di tutti i fiumi della zona e in particolare Yuba City fu travolta dalle acque e ne emerse con un bilancio di 38 persone morte. Intanto infuriano le polemiche per un’emergenza che per molti era annunciata.

Che la diga di Oroville potesse rappresentare un pericolo fu già fatto presente nel 2005, quando sia le autorità federali sia quelle dello stato della California furono messe in guardia. Tuttavia gli avvertimenti furono ignorati. In particolare, secondo quanto riferiscono i media americani, si fece presente che il canale di scolo di emergenza non era un vero e proprio ‘sfioratore’ (come si chiama in gergo tecnico), piuttosto una diga più piccola di ritenuta delle acque che poi riversa lungo un versante sterrato.

In caso di allagamenti, quindi, non sarebbe stato in grado di contenere l’acqua. Tuttavia per la messa in sicurezza ci sarebbero voluti milioni di dollari e all’epoca nessuno volle farsi carico della spesa.