Ecuador, elezioni: Correa esce di scena, domenica primo turno

Ignacio Lula da Silva, ex presidente del Brasile; Hugo Chávez, ex presidente del Venezuela; Rafael Correa, ex presidente di Ecuador.
Ignacio Lula da Silva, ex presidente del Brasile; Hugo Chávez, ex presidente del Venezuela; Rafael Correa, ex presidente di Ecuador.
Lula, Chávez, Correa

QUITO. – L’Ecuador affronta domenica le elezioni presidenziali, voto che potrebbe segnare il primo passo della fine dei dieci anni della ‘rivoluzione cittadina’ portata avanti dal socialista Rafael Correa, presidente uscente. Correa ha deciso di non ripresentarsi e, anzi, non esclude di lasciare per un po’ Quito e di trasferirsi in Europa.

Il candidato del partito di Correa, “Alianza Pais”, di fatto il suo ‘delfino’, è Lenin Moreno, che probabilmente domenica non riuscirà ad avere il 40% dei voti (e un distacco del 10% dal secondo candidato più votato), come prevede la legge per essere eletti al primo giro elettorale.

I sondaggi danno Moreno, che è stato vicepresidente per un lungo periodo, al 32%. E’ probabile quindi che il delfino di Correa dovrà affrontare al ballottaggio in programma il 2 aprile uno dei due candidati conservatori degli otto in lizza: l’ex banchiere Guillermo Lasso, del “Movimiento Creo”, al 21,5% secondo i sondaggi, e Cynthia Viteri, leader del partito Social Cristiano (14%).

Chiunque vinca dovrà affrontare una situazione economica difficile, soprattutto per le conseguenze del devastante terremoto dello scorso aprile: i costi per la ricostruzione delle zone colpite sono infatti pari a 3,4 miliardi di dollari, in un contesto economico per il paese difficile.

In gioco alle elezioni ci sono soprattutto le politiche promosse in questi anni da Correa, da sempre molto vicino al socialismo della regione, ma che è riuscito a mantenere l’economia più in ordine e con migliori risultati degli altri paesi ‘bolivariani’ del continente. Alle elezioni sono chiamati 12,8 milioni di persone, molti dei quali – precisano i sondaggi – sono ancora indecisi.