Venerdì nuovi gruppi sinistra. Pisapia attacca Renzi

Pubblicato il 20 febbraio 2017 da ansa

Pisapia con Bersani

ROMA. – La macchina organizzativa si è già messa in moto: venerdì potrebbero essere annunciati i gruppi parlamentari e all’inizio di marzo l’evento che avvierà la costituente del nuovo partito della sinistra. Le date potrebbero slittare perché “c’è bisogno prima di spiegare quel che accade sui territori”. Ma “tecnicamente” la scissione della minoranza dal Pd non è ancora avvenuta.

Enrico Rossi annuncia che restituirà la tessera, Roberto Speranza dice di non vedere “le condizioni per stare nel congresso” e accusa Renzi di aver voluto la rottura. Ma si attende ancora Michele Emiliano: quando, al massimo domani, avrà sciolto la riserva (restare nel Pd e sfidare Renzi al congresso o lasciare subito) partirà il percorso dell’uscita dal Pd.

Si inizia già a tessere la tela per conquistare al nuovo soggetto di centrosinistra gli ex di Sel e soprattutto Giuliano Pisapia. L’ex sindaco di Milano partecipa a Venezia a un evento – in programma da tempo – con Speranza. Con il suo Campo progressista sta girando l’Italia, sarà a Roma il 12 marzo. Il suo obiettivo, spiega, è costruire un “condominio” dove la sinistra possa convivere e dare una casa a “milioni di persone”.

Quanto al Pd, osserva, la scissione è “sempre una sconfitta”. Ma, da avvocato, osserva che se “non è possibile evitarla è meglio lasciarsi cercando di mantenere un dialogo”. Infine, una frecciata a Matteo Renzi: “Se pensa di essere un uomo solo al comando si sbaglia”, sottolinea.

Parole che fanno ben sperare i dirigenti della sinistra Dem: con Pisapia si può costruire un percorso, ostentano ottimismo, sottolineando il calore della platea veneziana. Si cercherà di tenere nella partita anche la presidente della Camera Laura Boldrini. Ma Lorenzo Guerini dal Pd rilancia: “Non credo che Pisapia sia interessato a imbarcarsi con gli scissionisti ma con chi pone sfide di governo”.

Il giorno dopo l’assemblea che ha lanciato il congresso, è comunque ancora il dilemma di Emiliano a tenere banco nella minoranza Pd. Fino all’ultimo, spiegano i suoi, proverà a trattare: è nella sua natura. Ma il “muro” eretto da Renzi rende ormai difficile anche per lui restare, a meno che non scelga – si osserva – un “sacrificio” in nome del bene superiore del Pd. Finora però, notano i bersaniani, le voci di un suo dissenso rispetto a Speranza e Rossi non hanno trovato riscontro nei fatti.

Nell’attesa di Emiliano, il nuovo soggetto della sinistra non ha ancora un nome. Ci sono alcune opzioni in campo: Rossi vorrebbe la parola “socialisti”, i bersaniani pensano piuttosto a “progressisti” o “lavoro”. Ma è prematura una decisione, affermano. Così come ci vorrà ancora qualche giorno per la nascita dei gruppi parlamentari: ci sarebbero tra i 12 e i 15 senatori (Fornaro, Gotor, Migliavacca, Ricchiuti, Gatti, Lo Moro, Pegorer, Guerra, ma anche la bindiana Dirindin) e circa 25-30 deputati, a partire da Bersani, Speranza, Giorgis, Zoggia e Stumpo.

A loro dovrebbero unirsi i deputati ex Sel che, con Arturo Scotto, non sono entrati in Sinistra italiana. Molti parlamentari della minoranza sono però ancora in fase di decisione: i prossimi saranno giorni di scelte individuali. Mentre Rossi non ha truppe parlamentari, se Emiliano uscisse dal Pd più di un deputato pugliese potrebbe seguirlo.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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