Summit a quattro per il futuro dell’Europa il 6 marzo a Versailles

BRUXELLES. – “Non si tratta di definire a quattro quello che deve essere l’Europa, non è la nostra concezione. Ma siamo i Paesi più importanti e tocca a noi dire che cosa vogliamo fare con altri”. Il presidente francese, Francois Hollande invita i leader di Germania, Italia e Spagna ad un vertice a Versailles il 6 marzo con l’obiettivo di preparare il vertice del 60/mo anniversario del trattato di Roma, il 25 marzo, e tracciare così la strada del futuro dell’Unione post Brexit.

Intanto da Bruxelles arriva una pioggia di smentite sull’ipotesi di un imminente abbandono di Jean Claude Juncker dal vertice dell’esecutivo comunitario, diffusa da Repubblica. Juncker “è qui per restare, per combattere tutte le crisi che l’Europa affronta, dalla Grecia alla Brexit, alla migrazione”, avverte il portavoce della Commissione Ue Mina Andreeva.

Le notizie di ipotetiche dimissioni dell’ex premier lussemburghese, che si rincorrono ormai ciclicamente a intervalli di mesi, tradiscono però tutte le difficoltà del leader europeo, orientato a mantenere la centralità del ruolo della Commissione nel suo rilancio del progetto comunitario, col suo libro bianco atteso per marzo, ma sempre più ostaggio delle cancellerie, tentate piuttosto da un approccio più intergovernamentale (persino a diverse velocità), anche con l’intento di sottrarre terreno ai populisti ai prossimi test elettorali, in Olanda, Francia e Germania.

“Autorevoli fonti europee” citate da Repubblica, spiegano che tra poche settimane Juncker si troverà di fronte ad un bivio: “dare la propria impronta ad un’Unione desiderosa di guardare al futuro con ambizione” attraverso gli input del suo ‘white paper’, o “rifiutarsi di gestire il declino dell’Ue lasciando la seconda metà del mandato ad un vicepresidente” (col popolare Katainen favorito sul socialista Timmermans).

“Una pura invenzione” secondo la coordinatrice dei portavoce Natasha Bertaud. “Molte notizie false da Bruxelles. Molto lavoro davanti. Non c’è tempo per il gossip”, twitta lo spokesperson Margaritis Schinas, mentre un altro portavoce, Alexander Winterstein, sottolinea come Juncker abbia già annunciato, fin dal 2014, di non volersi ricandidare per un secondo incarico proprio perché vuole “essere un uomo libero. Libero di poter dire ciò che ritiene, e di agire in modo indipendente”.

E mentre l’Italia è impegnata a giocare la sua delicata partita sul debito per evitare l’apertura di una procedura di infrazione, il capogruppo dei Socialisti e democratici (S&D) all’Eurocamera Gianni Pittella dopo un breve colloquio con Juncker (che ha sempre dimostrato una certa disponibilità verso Roma) rassicura: “Non si dimetterà, me lo ha confermato. Lui è un punto d’equilibrio, mai potremmo dare fiducia a ‘falchi del rigore’ come Katainen”.

In realtà su quanto accadrà del futuro dell’Unione molto dipende anche dalla visita di Juncker di mercoledì, a Berlino, dalla cancelliera Merkel. Altre tappe cruciali, oltre a quella del 6 a Versailles, saranno anche il vertice dei leader Ue del 9-10 marzo, quando Theresa May potrebbe già arrivare con la lettera di notifica dell’articolo 50 del Trattato per il via ai negoziati sulla Brexit. E la Dichiarazione di Roma del 25 marzo.

(di Patrizia Antonini/ANSA)