Padoan: “Pil troppo lento. Scende il peso del fisco”

ROMA. – L’economia italiana cresce ma è “ancora troppo lenta”. Il giudizio non è dell’opposizione né di un centro studi, ma arriva stavolta direttamente dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che, di fronte ai dati Istat sui conti pubblici italiani, riconosce i risultati ottenuti per tenere insieme crescita e saldi di bilancio, ma torna ad insistere, con sempre più determinazione, sulla necessità di realizzare le riforme e di non interrompere la strada intrapresa.

Nel 2016 il Pil italiano è tornato appena sopra i livelli del 2000, aumentando dello 0,9%. Un po’ di più rispetto al 2015, anno chiusosi con una crescita dell’economia dello 0,8%, ma comunque ancora una volta sotto la cifra tonda e sotto la media dei grandi paesi dell’Eurozona. Il deficit è sceso dal 2,7% del 2015 al 2,4%, come previsto, e – con gli interventi del governo per il taglio delle tasse, compresa l’abolizione della Tasi – la pressione fiscale si è ridotta di 0,4 punti percentuali, scendendo sotto la soglia del 43% al 42,9%, il minimo dal 2011, ultimo anno senza l’Imu sulla prima casa introdotta da Mario Monti.

Un risultato che il governo rivendica con orgoglio e che il Mef ricalcola ulteriormente al ribasso, riclassificando il bonus 80 euro come taglio dell’imposta diretta e fissando in questo modo l’asticella al 42,3% del Pil (dal 42,8% del 2015), 1,3 punti percentuali in meno rispetto al 2013, puntualizza Padoan.

E intanto il Tesoro certifica anche un miglioramento di 1,8 miliardi del fabbisogno a febbraio (a quota 8,2 miliardi) anche se il cumulato dei primi 2 mesi 2017 mostra un peggioramento di 700 milioni a causa di una diversa calendarizzazione nei pagamenti delle amministrazioni centrali.

Anche l’avanzo primario è migliorato e gli investimenti, vero e proprio pallino del Mef dopo l’operazione 80 euro per rilanciare la domanda, sono aumentati del 2,9%. Ad un ritmo che non si vedeva da un bel po’ e che ha superato anche la crescita dei consumi interni, l’anno scorso in lieve rallentamento dopo l’exploit del 2015 legato proprio al bonus Irpef, dimostrazione, secondo Via XX Settembre, dell’efficacia delle politiche economiche dell’esecutivo.

Il debito però è aumentato. Vero tallone d’Achille dell’Italia al centro del contenzioso con l’Unione europea, il rapporto con il Pil è arrivato al 132,6% contro il 132,0% dell’anno precedente. La lettura dei dati non può quindi essere del tutto positiva o deve comunque servire a trovare nuovi spunti per intervenire. Con 16 anni di sostanziale stazionarietà, Padoan parla esplicitamente di “crescita ancora troppo lenta”.

Il ministro, oggetto solo pochi giorni fa di voci – categoricamente smentite – su possibili dimissioni, parla di un ritmo simile a quello “prima della crisi”, di cui quindi non ci si può accontentare. Imperterrito nella sua difesa delle riforme strutturali, Padoan invoca nuovi passi nella stessa direzione, necessari per “creare occupazione e benessere”, per portate l’Italia fuori dal guado e per rilanciare un Pil apparentemente condannato allo zero virgola. Il ministro ammette che tornare a crescere e aggiustare i conti sono obiettivi che contemporaneamente “non è facile” perseguire, ma l’Istat, rivendica, conferma che stiamo ottenendo entrambi i risultati.