Scintille Pd-scissionisti sul nome Mpd, arriva la diffida dei Dem

Scotto, Rossi e Speranza
Scotto, Rossi e Speranza

ROMA. – Dal divorzio alle carte bollate: non c’è pace in casa Pd e dintorni dove ora si litiga, e si lanciano diffide, sul nuovo nome assunto dalla formazione scissionista: “Articolo 1 – Movimento Democratici e Progressisti”. Una mossa accolta dai “fuoriusciti” con una alzata di spalle: ma quale plagio, roba da ridere – è stata la reazione di Danilo Leva dell’ufficio di presidenza di Mpd alla Camera. Ma – ha aggiunto – se c’è “tutta questa voglia di andare in tribunale, ci troveranno preparati”.

Tamburi di guerra già si sentivano in lontananza provenire dal quartiere generale Pd non appena gli scissionisti avevano fatto trapelare il nuovo nome; e il malumore nello spazio di poche ore si è dunque trasformato in una diffida.

“Cambino il nome del gruppo o ricorreremo in ogni sede all’autorità giudiziaria”, è stato l’avvertimento degli esponenti Pd Ernesto Carbone, Ferdinando Aiello e Giuseppe Giudiceandrea, contenuto in una lettera inviata agli uffici di Camera e Senato e ai capigruppo di Mdp Francesco Laforgia e Maria Cecilia Guerra.

I tre infatti dicono di essere “rappresentanti e titolari del movimento e del gruppo politico “Democratici Progressisti”, facente parte, a pieno titolo, del Partito Democratico”; e di aver presentato la lista per il Pd in Calabria nel 2014 (“eleggendo ben tre consiglieri regionali componenti il relativo gruppo consiliare del quale Giudiceandrea è presidente”). Da qui la richiesta del loro legale (Valerio Zicaro) di “modificare la denominazione del gruppo” perchè “illegittimo”.

Di liti feroci su nomi e simboli è costellata la vita di tutti i partiti. Basti pensare che la storica balena bianca – la Democrazia Cristiana – arenatasi nel ’92 nelle secche di tangentopoli, è stata al centro di guerre fratricide sia per il simbolo sia per il nome da diversi presunti “eredi”. E ancora la guerra di carte bollate non si è conclusa dato che c’è sia una Dc di Angelo Sandri, sia una Dc di Giuseppe Pizza.

Anche dalle ceneri del Msi la fiamma ha portato zizzania tra “fratelli”. Battaglia c’era stata tra An e la Destra di Storace che aveva inserito la fiamma tricolore nel suo simbolo. E più di recente è stata rigettata l’istanza della Fondazione An contro l’utilizzo del simbolo di An da parte di Giorgia Meloni che lo ha inserito all’interno del proprio, quello di Fratelli d’Italia.

Per non dire della travagliata evoluzione del Pci e del destino della falce e martello. Virulenta è stata ad esempio la guerra in casa Prc quando divorziarono Fausto Bertinotti e Armando Cossutta fondatore del Pdci (Bertinotti fece ricorso ma la Cassazione decretò che il simbolo usato dai comunisti italiani di Cossutta era legittimo).

(Di Giuliana Palieri/ANSA)

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