L’Ue minaccia infrazioni a chi non ricolloca i migranti

BRUXELLES. – “Grecia e Italia hanno fatto sforzi importanti per rendere possibili i ricollocamenti: ora tocca agli altri Stati far fronte ai propri obblighi”. In una lettera al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – in vista del summit dei leader Ue della prossima settimana – Jean Claude Juncker sottolinea la determinazione dell’esecutivo ad “usare ogni strumento a disposizione per assicurare il rispetto degli impegni” sulle ‘relocation’, compresa l’apertura di procedure di infrazione.

“Non ci siamo ancora, ma se i Paesi non inizieranno a dare risultati tangibili, non esiteremo. Fino ad oggi abbiamo cercato di convincerli, ma se sarà il caso l’infrazione sarà un’opzione”, avverte il commissario Dimitris Avramopoulos, illustrando nuovi provvedimenti sulla Migrazione. Tra i documenti, anche una raccomandazione alle cancellerie sui rimpatri.

In particolare Bruxelles si complimenta con Roma per i suoi sforzi anche in questo campo, facendo riferimento al decreto Minniti di febbraio, che auspica sia “attuato velocemente”. Più in generale Bruxelles sollecita ad impedire la fuga dei migranti irregolari trattenendoli in centri di detenzione fino alla chiusura della pratica per il loro rientro, e laddove la normativa nazionale preveda tempi insufficienti a coprire la definizione dell’iter, si invita a sfruttare la flessibilità consentita dalla direttiva Ue (fino a 6 mesi, rinnovabile in casi eccezionali fino a 18) e a semplificare le procedure.

La misura, contro cui si scaglia Amnesty International (“è un regime di detenzione crudele”), riguarda quei migranti che “lasciano intendere” di volersi sottrarre ai rimpatri, “rifiutandosi di collaborare all’identificazione o opponendosi in modo violento o fraudolento”.

L’Ue aiuterà Italia e Grecia “ad allestire i centri di detenzione”, spiega Avramopoulos. Il Viminale ha previsto l’allestimento di Centri per i rimpatri per ogni Regione, per una capacità complessiva di 1600 posti, prevedendo turn-over veloci. Per la legge italiana, la permanenza nei centri è in linea generale di 30 giorni, prorogabili fino a 90.

Secondo le stime della Commissione, i Paesi dell’Unione rischiano di dover “rimpatriare oltre un milione” di migranti irregolari nel 2017, visto che nel 2015-2016 sono state presentate 2,6 milioni di richieste d’asilo, e che nei primi tre trimestri del 2016 il parere positivo è arrivato solo nel 57% dei casi. Inoltre, se la percentuale delle decisioni di rimpatrio tra il 2014 ed il 2015 è aumentata dal 41,8% al 42,5%, il tasso di quelli eseguiti è sceso dal 36,6% al 36,4%.

Ma per alleviare il sistema d’asilo italiano occorre andare avanti con i ricollocamenti. Dall’ultimo rapporto di Bruxelles sullo stato di attuazione, emerge che i trasferimenti a febbraio sono stati circa 1.940. Il ritmo rimane ben al di sotto dell’obiettivo di almeno 3.000 trasferimenti mensili dalla Grecia e 1.500 dall’Italia. Ad oggi, i ricollocamenti sono stati in tutto 13.546, di cui 3.936 dall’Italia e 9.610 dalla Grecia, meno del 14% degli obblighi, che comunque – mette in guardia Bruxelles – dovranno essere onorati anche al di là della scadenza di settembre.

“Se abbiamo avuto un risultato del 10%” con quote rigide “mi chiedo cosa avremmo con la volontarietà”, avverte però il ministro dell’Interno Marco Minniti. Finora solo due Stati – Finlandia e Malta – stanno provvedendo nei tempi alle ‘relocation’, mentre Austria, Polonia e Ungheria rifiutano qualsiasi tipo di partecipazione al programma. Altri ancora, come Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca e Slovacchia rispettano gli impegni in modo molto limitato. E anche Belgio, Germania e Spagna hanno smaltito solo il 10% circa delle proprie quote.

(di Patrizia Antonini/ANSAmed)