Parolin: “Fine vita, adozioni gay? Non condividiamo tutto”

Card. Parolin: "Continueremo a lavorare a visione positiva migranti". ANSA/ROMAN PILIPEY
Pietro Parolin in una foto d’archivio. ANSA/ROMAN PILIPEY

FIRENZE. – “E’ fondamentale essere sempre in un atteggiamento di grande rispetto nei confronti di tutti e di tutte le scelte, anche se evidentemente non si possono condividere tutte le scelte”. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, a proposito delle nuove sfide della bioetica e della famiglia, quali le questioni del fine vita e delle adozioni gay, in riferimento agli ultimi casi di attualità come quello del Dj Fabo o la sentenza di Trento sui due padri e la maternità surrogata, manifesta la contrarietà di fondo della Chiesa ma con toni di rispetto e volontà di non ingerenza da parte della Santa Sede, com’è nello stile dell’attuale papato.

Le scelte della Chiesa, ha detto Parolin a margine di una conferenza sulla Evangelii Gaudium al seminario arcivescovile di Firenze, “vengono viste come scelte oscurantiste”, ma “la nostra è fedeltà al Vangelo”, perché la Chiesa “se dice dei ‘no’ è perché ha dei ‘sì’ più grandi. Non è una risposta esclusivamente negativa, ma è per qualcosa di più, una pienezza maggiore di vita e di gioia. La Chiesa ha questo, perché ha il Vangelo da annunciare, e il Vangelo ha sempre buone notizie per tutti”.

Per Parolin, “se non ci fosse la voce della Chiesa, che magari è scomoda, la società sarebbe molto impoverita”, su “problemi estremamente nuovi e complessi, di fronte ai quali nemmeno la società mi pare così preparata: si interroga, e dà risposte differenziate. Anche noi siamo parte di questa realtà, anche noi abbiamo le nostre difficoltà, ma tutto lo sforzo che fa la Chiesa va in questo senso: capire il mondo, interpretarlo e dare risposte”.

Se siano risposte adeguate, “è difficile dirlo, proprio per la complessità dei problemi: però come atteggiamento di fondo mi pare che ci sia volontà di capire e rispondere in modo evangelico, che non vuol dire né chiudersi né accettare del tutto. La Chiesa ha una sua proposta da fare di fronte ai nuovi problemi del matrimonio, della vita, della famiglia: lo dico perché lo vedo, c’è volontà che i sacerdoti siano preparati per dare risposte adeguate”.

Particolarmente significativa, poi, la posizione espressa dal primo collaboratore del Papa sulle clamorose dimissioni di Marie Collins, ex vittima dei preti pedofili, dalla Commissione pontificia per la protezione dei minori. “Ci sono stati alcuni episodi che hanno portato la signora Collins a questo passo: per quello che io conosco lei li ha interpretati così, e ha sentito che l’unica maniera di reagire, anche un po’ per ‘scuotere l’albero’, era quella di dare le dimissioni”, ha affermato.

“Ho visto sempre un grande impegno del cardinale O’Malley, l’arcivescovo di Boston – ha aggiunto -, per la protezione dei fanciulli: stanno portando avanti un bel lavoro di sensibilizzazione. Di per sé la commissione non deve occuparsi degli abusi sessuali, è la Congregazione per la Dottrina della fede che lo fa, ma deve preoccuparsi soprattutto di creare nella Chiesa un ambiente che sia tale che difenda bambini e ragazzi, li tuteli, e non permetta il ripetersi” di episodi di pedofilia.

Ai cronisti che lo interpellavano, il card. Parolin ha anche detto “che molte volte si tenda un po’ a esagerare” la rappresentazione di “solitudine” di Papa Francesco, perché “da un lato è fisiologico” visto “l’ufficio che ricopre, al vertice della Chiesa”, e quindi “non lo accentuerei come fanno certi settori dei media”.

Proprio questo ufficio, ha sottolineato, “lo pone in una certa situazione di solitudine, anche un arcivescovo o un parroco si trova a essere da solo; ma il Papa è circondato da molti collaboratori che gli sono molto vicini, e che cercano di aiutarlo nell’esercizio quotidiano del suo ministero”.

Per quanto riguarda lo scenario politico, infine, “purtroppo stiamo assistendo a un ritorno massiccio dei populismi, soprattutto da parte della politica – ha concluso -. E’ una strumentalizzazione di quelli che forse sono anche sentimenti comprensibili, il desiderio di difesa della propria cultura, del proprio passato, ma quando si eccede sappiamo a cosa portano”.