Vaticano, Festa dell’8 marzo con operatrici di pace ed ex-profughe

Pubblicato il 06 marzo 2017 da ansa

CITTA’ DEL VATICANO. – Anche in Vaticano, mercoledì 8 marzo, si festeggia la Giornata internazionale della donna. La celebrazione sarà alla Casina Pio IV, nel cuore dei Giardini, con l’evento di narrazione femminile ‘Voices of Faith’ (Voci della Fede). L’intento è mettere in luce gli importanti contributi che donne di fede danno all’opera di costruzione della pace e della riconciliazione.

“Papa Francesco sta promuovendo una nuova politica di non violenza – spiegano i promotori -, e se si vuole che sia ripristinata e sostenuta la pace, è indispensabile ascoltare quanto hanno da dire in merito le donne”. Nell’occasione, un gruppo di donne tratterà della necessità di formare in seno alla Chiesa una più significativa leadership femminile, proponendo risposte al riguardo.

“Organizzazioni e istituzioni, tra cui la Chiesa, potranno essere realmente efficaci soltanto quando donne e uomini vi avranno voce su un piano di parità”, si sottolinea. Tra le molte partecipanti, operatrici di pace e anche ex-profughe che lavorano in campo umanitario: ad esempio Marguerite Barankitse, che scoppiata nel 1993 la guerra nel Burundi ha adottato sette bambini rimasti orfani, inizio di una missione che nel tempo ha salvato la vita a 30.000 bambini.

Con la sua scelta di proteggere, amare ed educare tutti questi minori, spera di formare una nuova generazione capace di spezzare il circolo vizioso della violenza. “Divenuta io stessa una rifugiata, nella fuga ho portato con me il mio bene più grande, l’amore”, racconta Maggy. Ascoltate le sue parole l’anno scorso, papa Francesco ha esclamato: “E’ indubbio che alla base di ciò che sta facendo c’è la follia dell’amore di Dio e del prossimo. Se solo si riuscisse a propagare quest’opera!”.

Oppure suor Simone Campbell. Per molti è la “suora sul pullman”; ma ancora molto prima del famoso tour con il pullman negli Usa, suor Simone svolgeva attivamente opera in favore dei poveri e degli emarginati in veste di avvocato patrocinatore oltre che alla guida dell’opera “Faithful budget”. A capo di Network, si batte in favore di politiche e di una legge federali intese a promuovere la giustizia economica e sociale.

Ancora, la dottoressa Scilla Elworthy, la cui passione dichiarata è di “portare i leader a operare scelte più sagge perché vi sia minore sofferenza in caso di guerra”. Attraverso l’Oxford Research Group, è riuscita a radunare decisori politici nell’ambito degli armamenti nucleari provenienti da Cina, Stati Uniti, Russia, Francia, India, Pakistan e Regno Unito, e rispettivi detrattori per comporre un quadro normativo che costituisca la base dei vari trattati per il controllo degli armamenti. In seguito, nel contesto di Peace Direct da lei fondato, il suo lavoro ha portato a 1.400 iniziative praticabili a guida locale in favore della pace nelle zone di conflitto.

Infine Mireille Twayigira, il cui straordinario percorso dalla condizione di rifugiata alla professione di medico è stata la sua vittoria sull'”impossibile”. Nel suo intervento, parlerà anche di ciò che è “possibile”, vale a dire delle cose che vorrebbe vedere cambiate in questo mondo, e di come interpreta il proprio ruolo nel contribuire a realizzare il cambiamento. L’evento nasce per il secondo anno dalla collaborazione tra Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati e Voices of Faith (Goetz Foundation).

“Questi sono tempi proibitivi per il mondo intero – dice nel discorso d’apertura padre Arturo Sosa, superiore generale dei Gesuiti -. Dobbiamo pensare in quali modi noi, in quanto comunità umana, possiamo darvi una risposta che sia tale. Occorre che lavoriamo insieme, con decisione come donne e uomini di fede. Non insisterò mai abbastanza sulla necessità di questa collaborazione, essendo convinto che soltanto insieme possiamo ottenere ciò che oggi sembra impossibile”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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