Corea del Nord lancia altri 4 missili verso il Mar del Giappone

Pubblicato il 06 marzo 2017 da ansa

FOTO EPA/KIM HEE-CHUL

PECHINO. – La Corea del Nord ha lanciato in mattinata altri 4 missili verso il mar del Giappone, il “suo” poligono di tiro, a poche settimane dal test del vettore di nuova fattura a medio raggio del 12 febbraio: almeno tre sono arrivati pericolosamente nella zona esclusiva economica (Eez) nipponica, a circa 250 km a ovest delle coste della prefettura di Akita, secondo i rilievi sviluppati dai militari di Seul e di Tokyo.

Dopo molte ore di silenzio Pyongyang attraverso l’agenzia Kcna ha riconosciuto il lancio di 4 missili, “avvenuto simultaneamente”, precisando che si è trattato di una esercitazione per un attacco contro una base Usa in Giappone.

Come in altri casi analoghi l’agenzia informa della presenza sul luogo del lancio di Kim Jong Un che si è informato dei dettagli del lancio “apprezzando il lavoro delle forze strategiche”. Il nuovo azzardo ha spinto l’amministrazione Trump ad annunciare che prenderà nuove misure e che tra le mosse all’esame ci sono anche i sistemi anti missile Thaad.

Il premier Shinzo Abe ha espresso la dura condanna contro il regime, seguita da prese di posizione di Corea del Sud (il presidente reggente e premier Hwang Kyo-ahn ha parlato di “reale e imminente minaccia”). Il portavoce della Casa Bianca Sam Spider ha definito i lanci “una minaccia molto seria”, quello del dipartimento di Stato Mark Toner ha riaffermato l’impegno a difesa degli alleati con “l’ampia gamma di capacità a nostra disposizione”.

L’alto rappresentante per la Politica estera Ue Federica Mogherini ha espresso “solidarietà” a Giappone e Corea del Sud e rimarcato quanto “le sfide alla sicurezza nel mondo siano serie”. Test di missili e sviluppo di armi nucleari sono, secondo la Farnesina, “una minaccia a pace e sicurezza internazionale”. La Russia, preoccupata, ha invitato a dar prova di moderazione.

La Cina ha manifestato nel pomeriggio forte “opposizione” ai test di missili appellandosi agli obblighi del Nord verso l’Onu, ma il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha anche aggiunto che Pechino ha preso atto del fatto che Usa e Corea del Sud sono impegnati in manovre militari su vasta scala rivolte “verso la Corea del Nord”.

Geng ha esortato le parti a evitare atti che possano far degenerare di più la situazione. Venerdì Pyongyang ha minacciato una serie di test balistici in risposta alle massicce esercitazioni annuali congiunte di Usa e Corea del Sud, denominate Foal Eagle, che si svilupperanno per due mesi e che si chiuderanno a fine aprile.

Il Rodong Sinmun, organo del Partito dei Lavoratori, ha messo in guardia Seul e Washington che nuove tipologie di armi si sarebbero “levate in volo” se i due Paesi avessero continuato le manovre, viste come le prove generali di attacco e invasione ai suoi danni.

I test missilistici sono seguiti alla visita a sorpresa di 5 giorni a Pechino, finita sabato, di Ri Kil-song, vice ministro degli Esteri del Nord, il funzionario più alto in missione dallo storico l’alleato da maggio 2016. Invitato dal ministero degli Esteri cinese per trattare temi “di mutuo interesse regionali e internazionali”, Ri ha incontrato il ministro Wang Yi.

I vettori sono partiti da un lanciatore multiplo, compatibile coi missili Rodong di gittata tra 1.300-1.500 km, dalla base di nordovest di Dongchang-ri alle 7:34 (quasi mezzanotte in Italia) e i missili hanno coperto circa 1.000 km e toccato l’altitudine massima di 260 km. Nel 2016 il Nord ha condotto 2 test nucleari e 24 missili di diverso tipo: al lancio del 12 febbraio 2017 ha fatto seguito l’omicidio di Kim Jong-nam, fratellastro di Kim Jong-un, ucciso all’aeroporto di Kuala Lumpur col gas nervino.

Con le tensioni alle stelle tra Corea del Nord e Malaysia per la vicenda Kim che ha portato all’espulsione degli ambasciatori, indicazioni sugli sviluppi futuri sono attese dalla prima visita nel Far East che il segretario di Stato Rex Tillerson dovrebbe fare in Giappone, Corea del Sud e Cina a partire dal 17 marzo.

A Pechino, dove si starebbe esaminando una visita del presidente Xi Jinping a Washington da Donald Trump in aprile, Tillerson dovrebbe premere sulla Cina per fare di più su Pyongyang le cui intemperanze hanno spinto all’installazione come deterrenza dei sistemi anti-missile americani Thaad in Corea del Sud. Trump ha lasciato “tutte le opzioni”, anche operative, aperte contro il Nord a differenza della “strategica pazienza” di Barack Obama.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)

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