8 marzo: donne più brave negli studi, ma il lavoro le penalizza

Pubblicato il 07 marzo 2017 da ansa

L’aula dell’università Bocconi dove, MIlano, 18 marzo 2013, si è tenuto il convegno “Il genere nella finanza: quali sfide?” promosso dall’università e dal gruppo Axa.
MATTEO BAZZI / ANSA

ROMA. – Alla Maturità prendono voti più alti, sono più propense a trascorrere periodi di studio all’estero e, finite le Superiori, a iscriversi all’università. Le donne italiane sono più brillanti lungo il percorso formativo rispetto agli uomini, ma, poi, quando entrano nel mondo del lavoro vengono penalizzate: fanno più fatica a trovare un’occupazione stabile e le loro buste paga pesano meno. A fotografare – e confermare – questa situazione, alla vigilia dell’8 marzo, sono i dati di Almadiploma e Almalaurea.

BRAVE GIÀ TRA I BANCHI DI SCUOLA – Le ragazze se la cavano meglio dei loro compagni fin dalle Medie che concludono portando a casa un voto d’esame molto spesso più alto dei maschi: il 38% contro il 29% dei ragazzi prende 9 (su 10) o più. Performance che si replicano alle Superiori (che siano licei, tecnici o professionali): il voto medio alla Maturità è 78,3 su cento contro 75,2 dei ragazzi. Sono pure più propense a trascorrere periodi di studio all’estero – il 41% delle femmine contro il 28% dei maschi – e a proseguire gli studi: 75% delle ragazze contro il 61% dei ragazzi.

BRILLANTI ALL’UNIVERSITÀ – Tra i laureati 2015, dove è nettamente più elevata la componente femminile (60%), la quota delle donne che si laureano in corso è superiore a quanto registrato per i loro colleghi (48% contro 44%) e il voto medio di laurea è uguale a 103,2 su 110 per le prime e a 101,1 per i secondi. Le laureate inoltre provengono in misura maggiore da contesti familiari meno favoriti: il 26% delle donne ha almeno un genitore laureato contro il 32% dei maschi. Non stupisce quindi che tra le donne sia maggiore la percentuale di chi ha usufruito di borse di studio: il 24% contro il 19% dei maschi.

PENALIZZATE SU MERCATO LAVORO – A 5 anni dalla laurea le differenze di genere si traducono in 10 punti percentuali: lavorano 80 donne e 90 uomini su cento. E a un lustro dal titolo il lavoro stabile diventa una prerogativa tutta maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, il 78% degli occupati e il 67% delle occupate. Queste differenze sono anche legate alle diverse scelte professionali maturate da uomini e donne; le seconde, infatti, tendono più spesso a inserirsi nel pubblico impiego e nel mondo dell’insegnamento, notoriamente in difficoltà nel garantire, almeno nel breve periodo, una rapida stabilizzazione contrattuale. Il gap di genere emerge anche in busta paga: il differenziale è pari al 20% a favore dei maschi, 1.624 euro contro 1.354 euro delle colleghe.

SE HANNO FIGLI ANCORA PIÙ PENALIZZATE – Il forte divario tra maschi e femmine aumenta in presenza di figli: a cinque anni dal titolo lavora il 79% delle laureate senza prole e il 60% di quelle con figli. LE DONNE PAGANO PEGNO IN TUTTI I PERCORSI DI STUDIO – Le donne pagano un pegno maggiore, soprattutto in termini retributivi, anche quando intraprendono studi che hanno un maggior riscontro sul mercato del lavoro, come i percorsi di Ingegneria, Professioni Sanitarie, Economico-Statistico o Scientifico. In quest’ultimo caso, ad esempio, non solo restano elevate le differenze occupazionali (rispettivamente 89% contro il 92% dei maschi; 80% contro il 90%), e contrattuali (il 77% contro l’83% sono stabili; 58 contro il 69%), ma anche le retribuzioni sono inferiori: 1.423 euro contro il 1.638 euro e 1.494 contro il 1.810.

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