Renzi cerca il rilancio nel congresso, dalle banche al taglio delle tasse

ANSA/ANGELO CARCONI

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ROMA. – “Aspettiamo con curiosità che il Parlamento approvi finalmente la commissione di inchiesta sulle banche”. Lo scrive così Matteo Renzi, senza accenti polemici. Ma la lettera che invia al Sole 24 Ore ha il sapore della sfida, su un tema che ha tribolato il suo governo agli occhi dell’opinione pubblica.

L’ex premier ed ex segretario del Pd prepara la sua “ripartenza”, che vuol essere insieme una rivendicazione di quanto fatto e un rilancio per “i prossimi mille giorni”, questo weekend al Lingotto. E indicherà alcune proposte da portare avanti “nei dodici mesi – scrive, allontanando lo spettro di un voto anticipato – che ci separano dalla fine della legislatura”.

Al centro, temi come il taglio delle tasse e l’Europa. Ma anche iniziative come la commissione sulle banche, per spuntare le “armi” di chi fa propaganda contro. La commissione d’inchiesta sul sistema del credito, attesa da oltre un anno, dovrebbe essere approvata al Senato la prossima settimana e poi alla Camera in tempi che i renziani auspicano brevi (“Basta un mese”, affermano).

Dopo il via libera, potrà lavorare fino alle elezioni per “capire le vere responsabilità a tutti i livelli istituzionali e politici” nelle falle del sistema bancario. Nel mirino non solo i casi delle quattro banche salvate dal governo, tra cui Etruria, ma anche Monte dei Paschi e – notano i renziani – la Banca 121, istituto della Puglia, da sempre collegio di D’Alema, e le banche del Nord Est, territorio della Lega.

Ma l’iniziativa rischia di irrompere nella campagna congressuale del Pd, dal momento che i parlamentari vicini a Michele Emiliano sono pronti a far notare che l’iniziativa è tardiva, dal momento che la legislatura è agli sgoccioli, e soprattutto che il governo Renzi ha sbagliato i suoi interventi legislativi in materia di banche.

Quelle leggi l’ex premier le difende a spada tratta, a partire dalla riforma delle popolari, mentre sul fronte delle inchieste parla Maria Elena Boschi: “Noi siamo dalla parte del giudici, come fu anche con l’inchiesta su Banca Etruria. Mio padre è fuori dall’inchiesta: il tempo è galantuomo”, sottolinea, tracciando un parallelo con Consip.

Ma non si spengono le polemiche nel Pd per l’inchiesta che vede indagati – con reati diversi – il padre di Renzi, Tiziano, e il ministro Luca Lotti, che dovrà affrontare una mozione di sfiducia in Aula. La speranza dei renziani è che le posizioni dei due vengano al più presto archiviate, il timore è che invece si aggravino, rischiando di azzoppare anche la corsa per la segreteria dell’ex premier.

Intanto, ammettono, si presta il fianco agli avversari, come dimostra la richiesta di Francesco Boccia a Lotti di spiegare all’assemblea Pd la sua posizione. “Io non userò mai nei confronti di Renzi il comportamento che lui ha usato nei miei confronti”, dice Enrico Letta, spiegando di non voler infierire sulla vicenda Consip.

Quanto al congresso Pd, mentre i parlamentari che erano a lui vicini si dividono tra il sostegno a Orlando (tra di loro Meloni, fedelissimo di Letta) e il sostegno a Renzi, l’ex premier non si sbilancia: “Deciderò se votare e per chi votare sulla base dei programmi”, a partire dalla capacità di “unire il centrosinistra largo”.

Un obiettivo che Andrea Orlando pone in cima alla sua mozione programmatica, insieme alla necessità di una “profonda revisione” del Jobs act. Orlando, che fa infuriare il segretario del Pd Palermo quando dice che un giovane come Pio La Torre non troverebbe opportunità oggi di condurre le sue battaglie nel Pd, rilancia anche la proposta di separare i ruoli di segretario e premier.

Una mossa che chiedono a Renzi anche due amministratori a lui vicini come Sergio Chiamparino e Giuseppe Sala. Ma, salvo svolte al Lingotto, al momento nella mozione renziana è scritto il contrario.

(di Serenella Mattera&ANSA)