Rischio disintegrazione, il vertice Ue cerca la strada del futuro

Donald Tusk
Donald Tusk

BRUXELLES. – I paesi europei “presi individualmente sarebbero emarginati dalle dinamiche globali” quindi “stare insieme è la nostra migliore opportunità per influenzarle, difendere i nostri interessi e valori comuni”. E’ un passaggio del documento che la presidenza maltese metterà venerdì sul tavolo del vertice europeo a 27 come “spunti di riflessione” per la Dichiarazione di Roma da dove partirà la discussione sul futuro senza Londra. Suona come un avvertimento agli europei tentati dalle ‘exit’.

E già a partire da domani, nel formato a 28 con Theresa May al tavolo, i leader affronteranno tutti i nodi politici di un anno che ha sullo sfondo il rischio di disintegrazione ed irrilevanza dell’ Europa. Ma anche sulla strada da intraprendere ci sono divisioni tra est e ovest. Merkel, Hollande, Gentiloni e Rajoy lunedì a Versailles hanno aperto la via alla Ue a geometrie variabili. Ed oggi il presidente del consiglio ha ribadito che l’idea di una Ue a più velocità non fa altro che riconoscere “una realtà di fatto” perché “lo slogan” di un’Europa sempre più integrata “è una prospettiva molto difficile da realizzare in un’Europa a 28”.

L’idea si riflette anche negli “spunti” maltesi per la Dichiarazione di Roma, quando si parla di “Unione indivisa e indivisibile, che agisce insieme quando possibile ed a ritmi e intensità diversi quando necessario”. Un ‘wording’ che però non piace a tutti. E che un alto funzionario del Consiglio europeo ha definito come “un avvertimento” sul rischio che la Ue si possa disintegrare se non verrà ribadito il principio che “i 27 prendono la responsabilità di continuare l’integrazione dopo la Brexit”.

Un segnale di unità arriverà sul commercio, che per l’Europa deve restare libero, multilaterale e basato sulle regole. Mentre la rielezione di Donald Tusk, a favore del quale dopo l’endorsement di Hollande è arrivato anche quello di Gentiloni e di una stragrande maggioranza di governi. Contro il polacco si è però schierato proprio quello di Beata Szydlo a Varsavia, teleguidato da Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito populista Libertà e Giustizia (Pis) che considera Tusk responsabile della scomparsa del fratello gemello Lech, ex presidente morto nel disastro aereo di Smolensk nel 2010.

La Szydlo ha indicato un candidato alternativo, l’oscuro europarlamentare Jacek Saryusz Wolski, ed aveva formalmente e provocatoriamente chiesto che fosse invitato al vertice per esporre la sua candidatura. La presidenza di turno, ovvero il premier maltese Joseph Muscat che gestirà la sessione del Consiglio europeo dedicata al rinnovo del mandato presidenziale, ha respinto la richiesta. Se Varsavia vorrà insistere scatterà il voto a maggioranza qualificata, che premierà appunto Tusk.

Il resto della prima giornata sarà dedicato alle ricette per consolidare la crescita economica (con relazione di Draghi, sotto pressione della BuBa per il Qe ed i tassi bloccati), alla conferma del progetto di difesa comune europea e al lavoro per chiudere la rotta del Mediterraneo Centrale.

Ma nella cena a porte chiuse i 28 parleranno della polveriera dei Balcani Occidentali. Oggi il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha lanciato un severo monito ai leader kosovari, spiegando che l’Alleanza potrebbe ritirare la Kfor se Pristina andrà avanti con la trasformazione della polizia in forza armata. “Siamo preoccupati per le tensioni e la destabilizzazioni crescenti, operate da forze interne ed esterne” ha detto Tusk, con chiaro riferimento alla Russia.

(di Marco Galdi/ANSA)