Bufera su Wikileaks, in Usa scatta caccia alla talpa

Pubblicato il 08 marzo 2017 da ansa

NEW YORK. – Ancora una volta in America è caccia alla ‘talpa’, quella che ha innescato l’ultima bufera provocata da Wikileaks: il Ciagate. Sul caso è stata aperta un’indagine federale e l’agenzia di intelligence lavora insieme all’Fbi per capire come sia stata possibile l’ennesima fuga di informazioni, una delle più massicce della storia, con oltre 8 mila documenti top secret dati in pasto al mondo intero.

Ma la grande preoccupazione, il giorno dopo le rivelazioni dell’organizzazione guidata da Julian Assange, è per i codici segreti che potrebbero essere stati trafugati dai sistemi informatici dell’agenzia di Langley. Codici in grado di svelare ancor di più come vengono compiute e con quali strumenti le operazioni di spionaggio dell’intelligence Usa. Si teme che possano finire nelle mani di hacker ostili.

“Questa situazione ci mette a rischio e rischia di danneggiarci incredibilmente”, commenta l’ex capo della Cia Michael Hayden. “Stanno attaccando sempre di più i “nostri diritti fondamentali”, incalza il numero uno dell’Fbi James Comey, i cui uomini sono impegnati a scovare eventuali dipendenti o contrattisti federali infedeli.

Intanto, mentre i servizi Usa smentiscono che la Cia abbia compiuto operazioni illegali, a quattro anni dalla bufera causata da Edward Snowden si profila un nuovo scontro tra la Silicon Valley e gli 007 Usa. I big dell’industria tecnologica sono infuriati per le nuove rivelazioni fatte da Wikileaks, e sono in queste ore impegnati a verificare eventuali intrusioni nei propri sistemi operativi e a testare le reti di protezione.

Secondo quanto emerso dai documenti pubblicati dal gruppo di Assange la Cia avrebbe infatti hackerato i sistemi operativi di Apple, Google, Microsoft e Samsung, spiando attraverso smartphone e televisori trasformati all’occorrenza in microfoni.

Il clima che si respira è anche qui di preoccupazione. Una preoccupazione legata anche al rischio di perdere la fiducia del pubblico che si sente più minacciato sul fronte del sacrosanto diritto alla privacy. Non a caso la Apple si precipita a sottolineare come oramai l’80% dei possessori di iPhone siano inattaccabili, grazie all’ultima versione del sistema operativo iOs.

Gran parte della vulnerabilità del passato sono state superate, anche se quella con sistemi di hackeraggio sempre più sofisticati resta una sfida infinita. Ma il Ciagate – come il Datagate – rischia di creare tensioni a livello internazionale.

Nel Regno Unito ci si interroga sul ruolo dell’MI5 al fianco della Cia nello spiare telefoni e tv. E anche la Germania sta indagando sulle ultime rivelazioni di Wikileaks, quelle da cui emerge che gli hacker della Cia che operano in Europa, Africa e Medioriente hanno o hanno avuto la loro base nel consolato Usa di Francoforte.

Un aspetto che può creare imbarazzo a Donald Trump, che fra pochi giorni (il 14 marzo) riceverà Angela Merkel alla Casa Bianca. Quello stesso imbarazzo che provò Barack Obama quando venne fuori che la Nsa aveva spiato i telefoni della cancelliera tedesca.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)

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