Il padre generale della Compagnia di Gesù, Arturo Sosa: “Con populismi rischio di dittature”

Pubblicato il 09 marzo 2017 da ansa

Il superiore generale dei Gesuiti, il venezuelano Arturo Sosa Abascal, ANSA / GIUSEPPE LAMI

ROMA. – La politica dei muri anti-immigrati è “inumana e inutile”, e i provvedimenti del presidente Usa Donald Trump sono “un attentato contro i valori cristiani e umani, oltre che verso la radice della società americana”. “Cercare di identificare l’Islam con il terrorismo è una pazzia”, ma soprattutto con l’avanzare dei “populismi” si corrono “grandi pericoli”: specie “il rischio di tornare a regimi autoritari, dittatoriali”.

Il padre generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa, 68 anni, eletto il 14 ottobre dalla Congregazione generale dei Gesuiti 30/mo successore di Ignazio di Loyola, illustra in un’intervista all’ANSA idee ben precise sull’attuale scenario internazionale. Uno scenario di conflitti, lacerazioni, crisi umanitarie come quella dei profughi, verso il quale ha lanciato alla ‘Compagnia’ la grande sfida di lavorare per una “umanità riconciliata nella giustizia”.

Di fronte a un’Europa, e non solo, i cui Stati si chiudono, erigono muri, Sosa si dice “sorpreso” per la piega presa da un continente fatto sia da immigrati che da persone migrate altrove (“mio nonno venne dalla Spagna al Venezuela”), oltre che luogo dove esiste l”ethos’ delle radici cristiane e umanistiche. “La politica dei muri è da una parte inumana e dall’altra inutile – rileva -. Le persone che chiedono asilo, che arrivano a piedi alle frontiere o attraversano il Mediterraneo, rischiano la vita, molti la perdono. Non sappiamo quante migliaia sono nel fondo del mare. Quindi i muri sono inumani. Poi l’intento di chiudere è inutile, perché ci sono tanti buchi in qualsiasi muro si metta. Si crea solo una situazione più tesa, più problemi, più crisi”.

Piuttosto, per Sosa, bisogna lavorare sul sentimento di paura che c’è nella popolazione, “una sensazione molto legata all’insicurezza e all’ignoranza”, e che “finisce quando io incontro l’altro, lo conosco, lo vedo in faccia, quando vedo che è una persona come me, quando non mi sento minacciato, quando al contrario capisco, per i gesti, che questa persona ha bisogno del mio aiuto”.

“Allora – prosegue – è il contrario dei muri: bisogna piuttosto creare un movimento di incontro, aprirsi a una diversità che arricchisce, che non è una minaccia per noi”. Padre Sosa, nella gestione del fenomeno migrazioni, loda il “coraggio” dell’Italia per come ha interpretato il suo essere “la porta principale” del continente europeo, ma auspica “una politica e delle regole chiare” da parte di tutti gli Stati “per fare della migrazione una forza in positivo per la crescita di tutta l’Europa”, perché “la capacità di accoglienza c’è, e l’Europa ha una grande possibilità di migliorare sé stessa inserendo i migranti”, visto anche il calo delle nascite.

Anzi, occorre “un grosso movimento sociale e politico per appoggiare le forze che cercano questa politica congiunta dell’Europa, e questo sarebbe una rinascita per l’Unione Europea”. Al contrario, “pericoli molto grossi” vengono dall’avanzare dei populismi, come, denuncia, “il grande rischio di tornare a regimi autoritari, dittatoriali”.

Per Sosa, comunque, “quelli che vediamo ora non sono proprio populismi, ma ‘personalismi’: sono persone individuali che provocano un tipo di leadership che muove la gente, o che usa i sentimenti di paura, o nazionalisti, o religiosi – come il conflitto con l’Islam – per muovere la gente. Ma non sono movimenti con radici popolari, per niente: usano emozioni popolari per avere poteri personali”.

L’annuncio del muro al confine col Messico da parte di Trump e il suo bando contro i cittadini di sei Paesi musulmani, poi, sono “contro i valori degli americani e i valori dei cristiani”. E l’ultimo suo proposito, sulla possibilità di dividere i figli dalle madri entrate irregolarmente negli Usa, dice Sosa, “è attentare contro la radice della società americana, e diciamo dell’umanità”.

“Mi ricordo quand’ero più giovane, da ragazzo – racconta -, che dagli Stati Uniti si faceva la grande critica dell’Unione Sovietica proprio perché strappavano i figli dalla famiglia. Adesso in America vogliamo fare lo stesso?”.

“Mi sembra che quello del presidente Trump, da una parte, sia cercare di approfittare delle paure e dell’incertezza – commenta -. E poi mi sembra che sia un non riconoscimento della storia e dell’attuale situazione degli Stati Uniti”.

“Se noi – prosegue – cerchiamo di misurare qual è il contributo dei messicani, dei lavoratori messicani, dei contadini messicani, delle famiglie messicane, all’economia degli Stati Uniti, penso che dovrebbe essere il contrario, di aprire il muro e di essere grati, di ringraziare una società che è capace di condividere questo migliorando la vita dell’altro. La proposta Trump non ha senso di futuro”.

E anche “cercare di identificare l’Islam con il terrorismo è una pazzia”, perché, “i musulmani di buona fede e persone di grande umanità che sono musulmane ce ne sono milioni. E terroristi ce ne sono di religione musulmana, atei, e pure cristiani. E allora cercare di fare questa identificazione tra una religione o una razza e il terrorismo mi sembra che sia veramente una manipolazione del fenomeno così complesso del terrorismo in questo momento nel mondo. E così non si trova il modo di combatterlo effettivamente”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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