Adozioni gay: ok dal Tribunale di Roma a coppia di donne

ROMA. – A quattro giorni dalla decisione del tribunale dei minori di Firenze che ha riconosciuto ad una coppia di due uomini italiani, ma residenti nel Regno Unito, l’adozione di due fratelli, arriva la sentenza d’appello del tribunale di Roma che rende definitiva la stepchild adoption per una coppia di mamme romane che hanno avuto una figlia grazie alla fecondazione eterologa. “Una decisione storica arrivata dopo due anni di battaglia legale”, commenta uno degli avvocati che ha seguito il caso.

La vicenda riguarda una coppia di donne, una giornalista e una scrittrice. Ed è proprio Rory Cappelli, giornalista e neomamma, a commentare la decisione del giudice. “Vivevo nel terrore – afferma – senza esagerazioni, che mi potesse accadere qualcosa o che potesse accadere qualcosa a nostra figlia. Vivevo nel terrore di non essere in grado di fare nulla: adesso con questa sentenza, per quanto non si tratti di un’adozione piena, per quanto si sia dovuto ricorrere ad avvocati e tribunali per veder riconosciuto un diritto fondamentale, adesso, dopo quasi quattro anni, posso finalmente respirare”.

Dal punto di vista legale questa vicenda rappresenta un tassello importante per le tante coppie omosessuali che sono in attesa di una pronuncia. Il procuratore generale ha infatti deciso di non presentare ricorso in Cassazione ratificando, di fatto, quello che era stato deciso in primo grado nel settembre del 2015.

“E’ un caso inedito – spiega l’avvocato Titti Carrano legale della coppia insieme alle colleghe Silvia Menichetti e Cecilia Adorni Bracces -. Oggi è stato riconosciuto il diritto a ‘essere figlia’ ad una minore ed ad essere ‘genitori’ ad una coppia di donne”.

E ancora: “si tratta di una sentenza importante – prosegue l’avvocato – perché apre la strada a tante coppie omosessuali. Con questa decisione è stato riconosciuto il rapporto consolidato tra il minore e la madre adottiva: viene riconosciuta l’adozione di una bambina da parte della compagna attuale della sua madre biologica”. Ed è la stessa mamma non biologica a raccontare l’emozione per la decisione presa oggi dal giudice.

“La bambina che ho cullato – conclude Cappelli – consolato, che ho visto crescere, che ha imparato a parlare anche insieme a me, che ho curato quand’era malata, che mi ha fatto commuovere perché con le sue manine mi faceva una carezza, la bambina che mi ha sempre chiamato mamma, adesso la mamma, l’altra mamma, ce l’ha per davvero, anche per lo Stato. Potrò stracciare la delega che mi permette di andare a prenderla a scuola. Potrò rifare i documenti, metterci anche il mio nome e partire con lei. Potrò esserle accanto senza che nessuno si possa domandare chi sono”.