Manlio Di Stefano: “Il popolo venezuelano dovrà determinare il suo futuro”

L’incontro della delegazione “cinque-stelle” con alcuni esponenti della Collettività

CARACAS – Ha visitato recentemente il Venezuela, per partecipare alla commemorazione dell’anniversario della morte del presidente Hugo Chávez, una delegazione del Movimento 5 Stelle composta da Manlio Di Stefano, capogruppo M5S in Commissione Affari Esteri della Camera; Ornella Bertorotta, Capogruppo alla Commissione Affari Esteri del Senato e Vito Petrocelli, Vice-Presidente del Comitato Italiani all’Estero. I parlamentari pentastellati hanno avuto occasione di incontrare rappresentanti del governo, delegazioni latinoamericane presenti alle celebrazioni, esponenti della maggioranza parlamentare e membri della nostra Collettività. Al termine della tournèe venezuelana, la “Voce” ha posto alcune domande al capo della delegazione grillina, l’on. Manlio Di Stefano.

– Dopo aver sostenuto conversazioni con i rappresentanti del governo e del Parlamento e soprattutto dopo aver incontrato alcuni esponenti della nostra Collettività, cosa riferirà in Parlamento? Quali iniziative proporrà il “Movimento” per favorire gli italiani in Venezuela, in questo momento particolarmente difficile? Considera che chiedere di ripristinare i voli dell’Alitalia col Venezuela, come annunciato, sia una priorità per la nostra Collettività?
– Gli incontri avuti con le varie parti ci hanno aiutato a conoscere da vicino un Paese che oggi vive una grandissima fase di difficoltà economica e sociale. Il ripristino della tratta Roma-Caracas è solo uno dei tanti problemi che ci ha esposto la comunità italiana residente. In particolare, al nostro arrivo, dai nostri connazionali c’è stato fornito un quadro allarmante per quanto riguarda il tema sicurezza. Ne abbiamo parlato con alcuni rappresentanti governativi e con lo stesso ambasciatore Mignano. Il nostro primo obiettivo è che gli italiani in Venezuela si sentano al sicuro.

– Perché si è preferito ascoltare alcuni esponenti della Collettività nell’intimità della residenza del nostro Ambasciatore e cancellare l’incontro previsto con la comunità nel Centro Italiano Venezuelano di Caracas?

– Veramente non si è cancellato alcun incontro. Al contrario, per noi era importante incontrare prima di ogni altro la comunità italiana. Lo abbiamo fatto nella residenza dell’ambasciata per motivi organizzativi, visto che la sera ci saremmo dovuti intrattenere con l’ambasciatore per approfondire alcuni temi sul Paese. “Nell’intimità”, se mi consente, è una sua strettissima valutazione. All’incontro c’erano anche diversi giornalisti.

L’On. Manlio Di Stefano

– Perché si è voluta far coincidere la presenza del M5s in Venezuela con la commemorazione della morte del presidente Hugo Chávez, un personaggio con tanto carisma ma che tutt’oggi è al centro di polemiche che dividono il paese?
– La commemorazione della scomparsa di Chávez era semplicemente un’occasione per incontrare altre delegazioni di Paesi sudamericani con cui intratteniamo da tempo rapporti istituzionali. E’ stato un momento per presentare il M5S a più Paesi, che poi è stato l’obiettivo della nostra visita, vorrei ricordarlo, non solo in Venezuela ma anche in Argentina.

– Il M5s agisce in un Paese, l’Italia, in cui esiste il rispetto tra i poteri e il Parlamento non è privato delle prerogative stabilite dalla Costituzione. Quale sarebbe l’atteggiamento del M5s qualora ci fosse anche in Italia un tentativo di diminuire l’autorità del Parlamento o solo ignorare la sua funzione legislativa?
– Che in Italia ci sia il rispetto dei poteri è tutto dire. Gli ultimi governi, da Letta a Renzi passando per Gentiloni, hanno abusato della decretazione di urgenza come nessun altro aveva mai fatto prima. Renzi stesso pose la questione di fiducia sulla legale elettorale, una mossa tale l’Italia la conobbe solo durante il Ventennio fascista.

– Su facebook l’On. Manlio Di Stefano ha scritto che nella sua visita in America latina avrebbe portato con fierezza la politica estera del M5s; “una politica estera che si basa sul rispetto della sovranità, dell’indipendenza, dello stato di diritto e dell’autodeterminazione di ogni popolo per la costruzione di un mondo realmente multipolare e che rispetti il diritto alla pace di tutte le popolazioni”. “L’autodeterminazione dei popoli” è applicabile anche in quei paesi in cui non si permette ai cittadini di esprimersi liberamente attraverso il suffragio o, come ad esempio in Corea del Nord, in Somalia, in Sudan, in Cuba solo per nominarne alcuni, si castiga con il carcere la dissidenza?
– L’autoderminazione dei popoli è un valore assoluto, è l’essenza stessa della democrazia, nel rispetto, sempre, del diritto internazionale e delle convenzioni Onu. In molti dei Paesi che lei ha citato questo non accade, così come non accade in molti altri che lei, però, non ha citato. Come l’Arabia Saudita, ad esempio. In alcuni casi però non c’è alcuna levata di scudi. Lei mi vuole dire che bisognerebbe intervenire solo in determinate circostanze? Bene, mi dica lei come e, soprattutto, quali casi vanno e bene e quali no. E perché, soprattutto…

– Nel corso della permanenza in Venezuela, nonostante i molteplici impegni avete avuto modo di muovervi in città, di osservare le lunghe file di cittadini di fronte ai supermarket piccoli e grandi in attesa di poter acquistare qualche genere alimentare? Con quali autorità avete commentato quanto osservato? Cosa vi è stato detto? Siete stati propositivi? Quali sono state le reazioni?
– Sì, abbiamo avuto modo di vedere che il Paese sta attraversando una crisi profonda. Ne abbiamo parlato con rappresentanti del governo e delle opposizioni. In particolare, abbiamo chiesto chiarimenti sul doppio cambio di valuta, che oggi rappresenta un ostacolo non solo per gli italiani residenti, ma per milioni di venezuelani. In questo senso, l’auspicio è che possano giungere quanto prima delle risposte. Ma, le ripeto, non crediamo affatto che la soluzione a questi problemi possa essere un’interferenza esterna, così come fatto negli anni ’70 in Cile o in altri Paesi del Sud America. Al contrario, in questa fase delicata un’intromissione negli affari interni di Caracas rischierebbe, al contrario, di innescare una escalation di tensione pericolosissima. Per il 2018 sono previste le elezioni presidenziali e saranno queste a determinare il futuro del Venezuela. Sarà il popolo venezuelano a determinare il suo futuro e qualsiasi esito dovrà essere accettato dalle parti.

– Che opinione vi siete formati sulla “rivoluzione chavista”, sulla gestione del presidente Maduro e sulla realtà che oggi vive il Venezuela?
– Le ribadisco: non è nostra consuetudine ingerire negli affari interni di un altro Paese. Non siamo andati in Venezuela per dare una valutazione su una o l’altra parte. Sarà il popolo venezuelano a scegliere.

– In più occasioni avete espresso pareri negativi sul voto degli italiani all’estero. Perché? Quali sarebbero le vostre proposte?
– Non ci siamo espressi negativamente sul voto degli italiani all’estero, bensì sul sistema in sé. Il problema non è chi vota, ma come si vota e le ingenti spese economiche che ne conseguono da una gestione del tutto incontrollata. E’ il feedback che ci hanno dato anche molti consolati. L’obiettivo è neutralizzare quei centri di potere interni che si sono instaurati in alcuni Paesi ed ottimizzare le spese durante il processo di voto.
Mauro Bafile