Gentiloni: “Quadro più fragile, ma non tirerò a campare”

ROMA. – “Non mi rassegno a un governo e una maggioranza che tirano a campare. Non è così e non lo sarà”. Paolo Gentiloni, a tre mesi dalla nascita del suo governo, incontra per la prima volta i deputati del Pd riuniti in assemblea a Montecitorio. “Mai avrei pensato di essere qui da premier…”, si schernisce tra i sorrisi dei colleghi.

E tiene un discorso programmatico che prima ancora dei contenuti, con la tanta carne al fuoco del governo, mira a segnare un punto politico: da qui a fine legislatura si sente investito, spiega, di una “personale missione compiuta” che è “preparare una nuova stagione” positiva per il Pd portandolo alle elezioni “nelle migliori condizioni possibili”. Gli applausi dei deputati lo interrompono diverse volte e alla fine nessuno interviene in replica, anche gli esponenti delle mozioni congressuali non renziane che avevano preventivato di farlo.

Gentiloni arriva alla Camera poco dopo le 20, al termine di una giornata aperta da un Cdm che ha fissato la data del referendum sul Jobs act per il 28 maggio. Si lavorerà per evitare quel passaggio “correggendo” le norme sui voucher, conferma ai deputati. Ma non dice di più, perché il lavoro dovrà essere condiviso: “Ne discuteremo nel gruppo”, afferma.

E’ il suo ruolo di ‘servizio’, lo sottolinea in diversi passaggi del suo intervento. Fino al 2018 o comunque finché ci saranno “le condizioni” per portare avanti la legislatura, il governo non si “limiterà a tenere a galla la barca” e provare a “concludere dignitosamente una stagione” ma si darà “obiettivi ambiziosi che vanno oltre l’attuazione del programma di riforme”. E in questo ha bisogno dell’apporto del Pd, “architrave della maggioranza”.

In mattinata, alla presentazione di iniziative del Fai, il premier cita Gaber: “Libertà è partecipazione”. In serata al gruppo Dem cita con un sorriso Cocciante: “Io non posso stare fermo…”. Ettore Rosato, che apre la riunione, ricorda che in Parlamento le cose si sono fatte più complicate dopo la scissione del Pd, anche alla Camera dove i numeri sono ampi.

E Gentiloni lo dice in modo ancor più chiaro: “Il quadro politico – sarebbe miope non riconoscerlo – è più frammentato di quanto non fosse a novembre. Gli italiani vogliono essere rassicurati”, sottolinea. “Ho le mie idee e molti di voi sanno come la penso da molti anni ma lo sforzo di questi mesi sarà tenere il governo per quanto possibile al riparo dalle tensioni politiche”.

Quanto all’agenda delle cose da fare, cita il terremoto (al Salone di Milano saranno presentati i primi progetti di Casa Italia), l’immigrazione, i diritti civili come il biotestamento e il Sud (a Matera ad aprile ci sarà un “grande evento” sul tema), la povertà (“Sono quasi pronti i decreti attuativi”). E poi la battaglia in Europa, dove nel 2018 potrebbe esserci “un’implosione” dell’Ue, ma anche l’avvio di un periodo di “grande cambiamento” se Macron vincerà in Francia e Schulz in Germania.

Non ignora, il premier, che il tema più atteso è quello economico, con il Def e la ‘manovrina’ da varare ad aprile. Ma rinvia a un altro momento: “I conti, di cui certamente parleremo, non sono tutto. Abbiamo grandi priorità che vanno al di là delle leggi di bilancio dei prossimi 7-8 mesi”, sottolinea. E aggiunge che tanto è stato fatto, anche se non è emerso a causa della “dieta mediatica che mi sono imposto e penso fosse utile dopo mesi di campagna” referendaria.

Gli applausi più forti sono per il passaggio dedicato, senza mai citarli, ai Cinque stelle: “La denigrazione delle istituzioni è una delle malattie del nostro Paese e una delle cause della crisi italiana. Ho il privilegio di non partecipare al talk show ma la campagna continua di denigrazione della politica e del Parlamento non la dobbiamo subire, la dobbiamo contrastare con la forza della politica come fanno Renzi e gli altri leader candidati alla guida del Pd”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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