Analisi del voto, la maggioranza regge alla prova Senato

ROMA. – La coincidenza con le Idi di Marzo non è stata fatale né per il Governo né per il ministro Luca Lotti. Nel giro di poche ore, infatti, il Senato ha prima votato la fiducia posta dall’Esecutivo sul ddl di riforma del processo penale, dove si sono registrati i mal di pancia di Ncd e il “no” di Ala, e poi ha respinto la mozione di M5s di sfiducia al ministro dello Sport.

In quest’ultimo caso Ala ha votato conformemente alla maggioranza ma non è stata determinante, visti i pochi SI raccolti dalla mozione. Cosa che ha reso altrettanto irrilevante l’assenza di Mdp, che preoccupa semmai sul piano politico per i prossimi passaggi parlamentari.

In mattinata la fiducia sul ddl sul processo penale ha incassato 156 sì, 121 no e un astenuto. In questa occasione i numeri hanno rispettato gli schieramenti politici: tutta la maggioranza ha votato la fiducia, compreso Ncd che non era d’accordo su alcune norme, che infatti ha preannunciato di volere chiedere modifiche alla Camera. Disciplinati gli ex Pd ora in Mdp che non hanno fatto mancare il sì. Insomma, il governo, anche senza il soccorso dei “verdiniani” di Ala, è autosufficiente, se la sua maggioranza è compatta. In mattinata ha avuto anche il sì dell’ex presidente Napolitano.

La maggioranza non è invece stata compatta nel pomeriggio, al momento della mozione di sfiducia a Lotti, perché Mdp ha compiuto il primo strappo verso il governo, non votando contro la mozione di M5s. Ma gli ex Pd non si sono trasformati in Bruto e Cassio, non tanto perché questa volta Ala si è schierata con la maggioranza, bensì perché la mozione di sfiducia aveva l’appoggio solo di M5s, Lega, SI e altri ex 5 stelle. Alla fine non sono arrivati nemmeno tutti e 60 i Sì previsti sulla carta, viste alcune assenze, e ci si è fermati a quota 52.

A togliere qualsiasi pathos al voto, era stata Fi che già da giorni aveva annunciato che i suoi 43 senatori non avrebbero preso parte alle votazioni non condividendo lo strumento della sfiducia individuale. Anche se tutti gli altri gruppi di opposizione avessero votato contro Lotti, questi non sarebbe stato sfiduciato. E’ successo, poi, che anche gli altri gruppi d’opposizione, come i “fittiani” di Direzione Italia o Gal non hanno preso parte al voto.

Alla fine i sì sono stati 161, nonostante alcune assenze nelle file della maggioranza, con i senatori di Ala che questa volta – in nome del garantismo – hanno votato in modo conforme alla maggioranza, compensando la scelta di Mdp che non ha preso parte alle votazioni per marcare il dissenso rispetto al ministro Lotti, al quale hanno chiesto di dimettersi.

Se oggi non si sono presentati problemi di numeri, nel governo c’è una certa apprensione verso Mdp. Se infatti in un qualche futuro passaggio parlamentare tutte le opposizioni si presentano compatte, con Ala al loro fianco, un eventuale scartamento dei 14 senatori di Mdp potrebbe risultare assai rischioso, a meno che – appunto – si ricorra al soccorso dei 16 senatori di Ala, o di qualche ex M5s. Oggi ad esempio contro la mozione ha votato Serenella Fucksia, mentre Lorenzo Battista e Luis Orellana si sono astenuti.

Numeri comunque risicati se non si vuole incorrere in Idi di Marzo in altri mesi dell’anno.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)