Cina: no a guerre commerciali con Usa e a tensioni Coree

Pubblicato il 15 marzo 2017 da ansa

Seoul (AsiaNews) – Il nuovo Segretario Usa alla difesa James Mattis e il presidente coreano ad interim Hwang Kyo-ahn

PECHINO. – La Cina non vuole ingaggiare una guerra commerciale contro gli Stati Uniti né vuole assistere alle tensioni nella penisola coreana che possano sfociare “in conflitti” tali da “danneggiare tutte le parti coinvolte. E’ solo senso comune che nessuno vuole vedere il caos alla sua porta”. Il premier Li Keqiang traccia una doppia priorità nella imminenza dell’arrivo del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, nella sua prima visita in Asia orientale, in programma da oggi al 19 marzo con tappe in Giappone, Corea del Sud e Cina.

Nella conferenza stampa di chiusura del Congresso nazionale del Popolo, la sessione parlamentare, Li esprime ottimismo sul “miglioramento dei rapporti” bilaterali dopo la conferma della politica sulla ‘Unica Cina’ come pilastro riconosciuto nella telefonata post insediamento alla Casa Bianca tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping. Taiwan, quindi, è parte della Cina.

Il premier conferma che le diplomazie sono al lavoro per mettere a punto il primo “summit Trump-Xi” al fine di migliorare le comunicazioni su lavoro, valute e sicurezza. Nel mirino, ad esempio, finiscono le accuse di manipolazione dei cambi e di eccessivo squilibrio commerciale, come detto anche in campagna elettorale dal tycoon.

La Cina, secondo Li, “non punta a svalutare lo yuan per sostenere il suo export” e spinge, invece, per un tasso di cambio “generalmente stabile” nel 2017. Inoltre, scambio commerciale e investimenti tra i due Paesi hanno creato circa un milione di posti di lavoro negli Usa: “In una guerra commerciale, le società americane sarebbero le prime a essere colpite”, è il monito.

“Possiamo anche avere differenti metodologie statistiche, ma credo che, qualsiasi sia la differenza che si incontra, sia possibile sedersi e parlare l’un l’altro per trovare soluzioni”, dice Li, sostenitore della globalizzazione e del libero scambio.

Nonostante le minacce, Trump non ha ancora adottato misure, ma l’attenzione è sul rapporto semestrale di aprile relativo alle valute del Tesoro Usa, che potrebbe in qualche modo puntare il dito sul surplus commerciale di Pechino verso Washington. Surplus attestatosi a più di 300 miliardi di dollari nel 2016.

Li invita l’Ue a ridurre il deficit con l’export di prodotti hi-tech, quando Washington e Bruxelles hanno varato un bando alle esportazioni su prodotti dal possibile uso civile e militare. E poi le società straniere, come ribadito in un recente rapporto della Camera di Commercio Ue in Cina, lamentano difficoltà di accesso al mercato in diversi settori.

Li mette anche in guardia dalle turbolenze coreane e sollecita un ritorno ai negoziati: “Nessuno vuole vedere il caos alla sua porta”, dice in un riferimento ai piano missilistici e nucleari di Pyongyang e alle esercitazioni militari congiunte di Usa e Corea del Sud. Anche in questo caso, Trump ha criticato Pechino per le insufficienti pressioni sulla Corea del Nord.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)

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