Le Pen: “La vittoria è vicina”. Ma si accumulano indagini

PARIGI. – Inarrestabili. Marine Le Pen e Fran‡ois Fillon non si fermano nella loro corsa verso l’Eliseo, nonostante inchieste e contenziosi che li riguardano. Lo scenario che si propone a 40 giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali è inedito e anche la sinistra vive un momento singolare con un rischio di implosione sempre più evidente: dietro il candidato Ps Benoit Hamon c’é più solitudine che sostegno mentre l’onda anomala di Emmanuel Macron si ingrossa ogni giorno.

Marine Le Pen, sfruttando l’immunità di europarlamentare, dal giudice non ci andrà prima della fine delle elezioni. Lo ha ribadito forte e chiaro con la stessa veemenza con cui ha dichiarato in un comizio nel sud della Francia: “Il profumo della vittoria è vicino, la vittoria è vicina”, ha detto rivolgendosi ai militanti a Saint-Raphael. “La speranza in questo campo di rovine siamo noi”, ha continuato la candidata anti-euro, dicendosi convinta che “stiamo vincendo”.

Le Pen ha anche bacchettato i suoi sfidanti, a cominciare da Emmanuel Macron (En Marche!) e Francois Fillon (Les Républicains). E ha poi deplorato che “la finanza e l’immigrazione non hanno smesso di governare la Francia in questi ultimi dieci anni”. “Non è la Francia che voglio, non è il destino che voglio per noi e per il nostro Paese”, ha detto tra le ovazioni dei militanti: “Marine presidente!”.

Intanto le inchieste su di lei e sul Front National si accumulano: ci sono quelle sugli impieghi fittizi degli assistenti all’Europarlamento con due indagati, quelle del fisco sul patrimonio immobiliare dichiarato che sarebbe inferiore rispetto al valore reale, e quelle sul finanziamento illegale delle campagne elettorali dal 2012. Ora anche la denuncia dell’ex autista del padre per lavoro nero. Imperturbabile, lei si rimette al giudizio del popolo.

Come Fillon che ha ripetuto: “Sono innocente”, ribadendo che la colpa è dei giudici che lo hanno messo sotto inchiesta per i presunti impieghi fittizi come assistenti parlamentari a moglie e figli. Tesi sostenuta con vigore anche quando l’ex uomo forte dei Républicains è stato convocato dai magistrati, a cui ha preferito rispondere leggendo una lettera: “Mi avete convocato con urgenza per quanto accaduto circa 20 anni fa”.

Il fatto che sia formalmente incriminato per ‘appropriazione indebita di fondi pubblici’ non lo ferma, anzi pare diventato un supplizio da sopportare in nome del popolo, l’unico che secondo lui può giudicarlo. “Ho deciso di resistere. Cedere vorrebbe dire che non è il più popolo francese a scegliere il proprio presidente”.

L’opposto della postura tenuta in passato in almeno due occasioni. In un dibattito delle primarie, per affondare i colpi contro Nicolas Sarkozy, alle prese con diversi guai giudiziari, commentò: “Immaginate per un attimo il generale De Gaulle indagato?”. E in tv aveva poi garantito: “Se sono indagato, rinuncio”. Salvo poi rimangiarsi la promessa, optando per minimizzare gli avvenimenti.

A sinistra, invece, il partito socialista sembra andare in frantumi ogni giorno di più. Molti hanno deciso di appoggiare il centrista Macron. Al momento, il candidato di En Marche! vive un’ascesa quotidiana, anche se è in atto un’inchiesta preliminare della Procura di Parigi per ‘favoritismo’ che lo riguarda indirettamente, in quanto ex ministro dell’Economia, per un suo viaggio fatto organizzare senza gara d’appalto alla società Havas di Vincent Bolloré.

Il socialista Hamon è sempre più solo e ha dovuto incassare anche “il tradimento’ di Manuel Valls, suo avversario alle primarie, che non lo sosterrà ma che ha smentito pure un’eventuale preferenza per Macron. La scelta di Valls, secondo alcuni politologi, rappresenta simbolicamente ‘la tomba dove verrà sepolto il Ps”. Hamon perde consensi nei sondaggi e l’accordo con Jean-Luc Mélenchon della ‘France insoumise’, partito della sinistra radicale, non è andato in porto. E il Ps smarrito si interroga sul suo futuro.

(di Alessandra Bianchi/ANSA)