Mattarella: “Io arbitro discreto, ma non silente”

Il Presidente Sergio Mattarella nel corso dell'incontro con alcune scolaresche delle scuole secondarie di secondo grado
Il Presidente Sergio Mattarella nel corso dell’incontro con alcune scolaresche delle scuole secondarie di secondo grado

ROMA. – Il ruolo del presidente della Repubblica è di “arbitro”, un arbitro “discreto” ma “non silente” che interviene “senza proclami” quando “il meccanismo si inceppa”, e “c’è qualche motivo di crisi”: in tali frangenti il capo dello stato entra in azione con un’opera di “persuasione morale”, di “convincimento” condotti con assoluta “discrezione”.

Ecco svelato il modus operandi del presidente Sergio Mattarella che, incontrando una scolaresca in visita al Quirinale, si è trovato a dover soddisfare alcune curiosità dei giovani sul “ruolo” che svolge. Domande che hanno consentito a Mattarella di puntualizzare qualche passaggio forse male interpretato in passato dagli stessi cronisti.

Tanto è vero che nel suo argomentare ai giovani, il presidente ha osservato come questo suo operato, lontano dalla ribalta, sia stato “tradotto con la formula ‘cerco di convincere in silenzio'”, ma “convincere qualcuno tacendo è, sinceramente, molto difficile – ha ironizzato forse pensando ad alcune astruse formule giornalistiche -. In realtà – ha chiarito -, non si tratta di non parlare ma di farlo con discrezione”.

E una cascata di interrogativi suscita l’esempio utilizzato dal presidente con gli studenti: “Se qualcuno di voi vede un suo compagno o una sua compagna di classe che ha segnato sul diario un compito sbagliato, glielo dice: ‘Guarda non è il capitolo terzo, ma il capitolo quarto che va studiato’. Non va a scriverlo alla lavagna, glielo dice direttamente”.

Ecco: quante volte e in quali occasioni Mattarella è intervenuto “senza proclami o comunicati” e quindi “direttamente” per “correggere” chi stava “sbagliando”? Una tecnica, quella della “persuasione discreta” che Mattarella sottolinea di aver applicato in questi due anni di mandato con l’obiettivo non di ricavarne meriti o medaglie ma solo per risolvere i problemi non appena si scorgevano all’orizzonte.

“Ho cercato di comportarmi in questo modo in questi due anni e spero di esserci riuscito”, ha detto Mattarella in una sorta di bilancio del suo lavoro “backstage”. E nell’anniversario del rapimento di Aldo Moro, rispondendo agli studenti, ha poi tributato allo statista democristiano un ricordo con una citazione importante: La Costituzione, come diceva Moro, è la nostra “casa comune”, che ci “lega” tutti, senza la quale “non ci sono le basi per un buon funzionamento della democrazia”.

E alimento della democrazia è il confronto politico, il dibattito, ma – ha ammonito – “l’aggressività” e la mera “ricerca degli slogan più efficaci per danneggiare l’avversario con l’unico obiettivo di conquistare qualche voto in più”, produce “una depressione della democrazia” stessa. La “differenza di posizioni è preziosa perché è il sale della democrazia” ma resti nell’alveo del confronto civile senza sfociare nell’aggressività.

Passaggi che hanno richiamato alla mente la politica di casa nostra, ma il presidente per ben due volte ha chiarito agli studenti di non riferirsi all’Italia ma alle “democrazie in generale”.