Voucher verso abrogazione totale, stop a referendum

Pubblicato il 16 marzo 2017 da ansa

ROMA. – Abrogazione totale: i voucher si apprestano ad essere cancellati e così ‘salterebbe’ il referendum promosso dalla Cgil. La commissione Lavoro della Camera ha approvato il testo che va in questa direzione e domani il governo dovrebbe portare in Consiglio dei ministri il decreto legge che, recependo quel testo, abolirà i buoni lavoro.

La Cgil si prepara a cantare vittoria. Se l’intervento dell’esecutivo, dice il segretario generale Susanna Camusso, “dovesse corrispondere” al quesito referendario “lo considereremmo uno straordinario risultato ma, come noto, deve essere una legge”.

Partono, intanto, le prime 30mila lettere per gli assegni di ricollocazione, la novità introdotta dal Jobs act, rivolte ai disoccupati in cerca di un nuovo impiego, annunciate dal premier Paolo Gentiloni da Avellino, dove ha visitato il Centro per l’impiego insieme al presidente dell’Anpal (la nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), Maurizio Del Conte.

“Sono il 10% del totale di quelle che verranno inviate a regime”, ha detto il presidente del Consiglio. Sui voucher il testo della commissione Lavoro della Camera prevede un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2017 per permettere di utilizzarli a chi li ha già acquistati. In questo lasso di tempo, ha fatto sapere il capogruppo Pd Ettore Rosato, “lavoriamo per nuove norme che mettano uno strumento a disposizione delle famiglie per pagare ciò che oggi si paga con i voucher e delle imprese per accedere in modo più semplice al mercato del lavoro”. E su questi nuovi strumenti “apriremo un confronto con le parti sociali”.

Passa, dunque, la linea della maggioranza per l’intervento radicale. Ma il dibattito politico resta aperto. “Pare che il Governo salti il fosso e cancelli totalmente i voucher, andando forse oltre quello che è il ragionevole. Evidentemente c’è paura del referendum”, dice Pierluigi Bersani.

Dall’altro ramo del Parlamento, il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, parla di “balzo indietro” e di “schizofrenia legislativa”. E’ un “governo allo sbando e terrorizzato dal voto popolare”, attaccano i deputati M5S della commissione Lavoro.

Ma anche dal fronte sindacale e imprenditoriale arrivano dure critiche. “Il sistema dei voucher va cambiato, non abolito”, attacca la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. Mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dice che l’eliminazione dei voucher “non ci piace e nemmeno il modo: se ‘s’ha da fare’ si faccia il referendum”.

Contraria anche Confcommercio, che la bolla come vicenda “dall’epilogo paradossale”. Per il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, sarebbe stato “meglio fare un accordo prima del referendum” puntando ad una drastica riduzione dei buoni lavoro.

In casa Cgil, il leader della Fiom, Maurizio Landini, tra i primi promotori dei referendum (compreso quello sull’articolo 18, non ammesso dalla Corte costituzionale), sottolinea che l’abrogazione dei voucher è “quello che chiedevamo, l’obiettivo che volevamo raggiungere”, quindi “vuol dire che abbiamo fatto bene a fare il referendum”.

Camusso e Landini continuano a puntare l’attenzione però anche sull’altro quesito referendario per la reintroduzione della responsabilità solidale negli appalti, che riguarda “milioni di persone”. E sulla reintroduzione del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo: “Noi abbiamo intenzione di continuare la battaglia sul Jobs act”, ribadisce Landini. La campagna elettorale “va avanti”, insiste Camusso.

Le prime 30mila lettere per la richiesta dell’assegno di ricollocazione stanno partendo in queste ore, destinate al primo gruppo di disoccupati percettori di Naspi da almeno quattro mesi. Il buono è compreso tra i 250 e i 5.000 euro, a seconda dell’occupabilità del lavoratore e del contratto che si ottiene, e potrà essere “speso” per usufruire di servizi di “assistenza intensiva” alla ricollocazione presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro accreditata. E’ “la prima misura nazionale di politica attiva – rimarca Del Conte – e rappresenta per il nostro Paese un radicale cambio di prospettiva”.

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