Ira Gb, non abbiamo spiato Trump per conto di Obama

NEW YORK. – Il primo a rimanere sorpreso, di sasso, è lo stesso Donald Trump: mai avrebbe immaginato che le sue accuse a Barack Obama portassero a un incidente diplomatico con il Regno Unito. E per giunta in una delle giornate più delicate da quando si è insediato, quella in cui riceve la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma a combinare il patatrac è stato il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer: nel tentativo maldestro di difendere il presidente, si è spinto ad agitare lo spettro dei servizi segreti britannici dietro le presunte intercettazioni della Trump Tower.

L’ira di Londra non si è fatta attendere. I potenti vertici della Gchq – l’agenzia di intelligence di Sua Maestà citata da Spicer – con una dichiarazione rara e del tutto inusuale hanno seccamente smentito una simile ricostruzione, definendola “totalmente ridicola”.

L’ambasciatore britannico a Washington, Kim Darroch, ha chiamato nella tarda serata di giovedì Spicer, che nell’imbarazzo più totale per la Casa Bianca si è dovuto spiegare, ha dovuto chiarire che le sue parole erano solo la citazione di un servizio giornalistico di Fox News.

Poi l’intervento del governo guidato da Theresa May, che tramite un suo portavoce ha ribadito la propria irritazione per “tesi ridicole che non dovrebbero nemmeno essere prese in considerazione”. Soprattutto quanto si parla di partner uniti tra loro da quella che viene definita ‘special relationship’, rilanciata proprio nel recente incontro tra Trump e May.

Non è del tutto chiaro se da Washington siano arrivate delle scuse ufficiali. Media britannici e americani – citando fonti delle due amministrazioni – parlano di una telefonata “molto cordiale” tra Londra e il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, H.R. McMaster, che si sarebbe scusato e avrebbe giustificato Spicer parlando di “affermazioni involontarie”, niente di premeditato o in cui il governo americano creda realmente.

Presto per dire se questo basti a placare gli alleati inglesi, in quello che appare come l’incidente diplomatico più grave che si ricordi negli ultimi anni tra Gran Bretagna e Stati Uniti. La bufera nasce dalla tesi espressa alcuni giorni fa in diretta tv da un esperto di giudiziaria di Fox News, Andrew Napolitano.

Tesi ripresa alla lettera da Spicer parlando con i giornalisti alla Casa Bianca: l’ex presidente Barack Obama, per intercettare Trump in campagna elettorale, non avrebbe fatto ricorso alla Nsa o alla Cia o all’Fbi o al Dipartimento di giustizia, ma si sarebbe rivolto agli 007 britannici del Gchq. Anche per questo, secondo Spicer, i leader del Congresso Usa hanno affermato di non avere alcuna indicazione che il governo Usa abbia spiato il candidato Trump.

E qualcuno sui media Usa comincia a chiedersi se Trump non si sia pentito di aver ‘sparato’ quella raffica di tweet su ‘Obama spione’. Era un sabato mattina, nella sua Casa Bianca d’inverno di a Mar-a-Lago, e l’intento del tycoon era forse quello di ‘distrarre’ l’opinione pubblica dal Russiagate. Ma lo scandalo delle intercettazioni finora impossibili da provare rischia di diventare un vero e proprio boomerang per il presidente americano e il suo staff.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)