Trump-Merkel, teso faccia a faccia. Gelo sui migranti

Pubblicato il 17 marzo 2017 da ansa


EPA/JIM LO SCALZO

WASHINGTON. – Niente baci o abbracci, solo sorrisi tirati, una stretta di mano apparentemente negata nello studio Ovale e imbarazzo anche quando Trump cerca di scherzare: stando al body language – ma non solo a quello – non è scattato per ora alcun feeling tra il presidente Usa e la cancelliera tedesca Angela Merkel nel loro primo faccia a faccia, alla Casa Bianca.

Il contrasto più evidente è stato in materia di immigrazione: “Un privilegio, non un diritto”, ha sottolineato il tycoon, che in passato aveva già definito “catastrofica” la politica di ospitalità della cancelliera verso i rifugiati. “Dobbiamo proteggere i nostri confini ma dobbiamo anche guardare ai rifugiati che fuggono dalle guerre e dalla povertà”, gli ha replicato la Merkel, che precedentemente aveva criticato il suo primo bando anti musulmani.

E quando il tycoon ha chiuso la conferenza stampa congiunta con una battuta sostenendo che “forse” lui e la Merkel hanno anche “qualcosa in comune”, ossia essere stati intercettati da Obama, è sceso il gelo e la cancelliera è rimasta impassibile.

Tanto più che l’atmosfera era surreale, con Trump che aveva appena suggerito di chiedere lumi alla Fox sulla notizia che la tv aveva diffuso, secondo cui ci sarebbero i servizi segreti britannici dietro alle presunte intercettazioni della Trump Tower ordinate da Obama. Una notizia che il suo portavoce Sean Spicer aveva rilanciato e di cui non si è detto pentito, anche se i media inglesi hanno svelato le scuse della Casa Bianca.

Per il resto piccole concessioni reciproche, ma ognuno di fatto resta sulle sue posizioni. Trump che nega di essere un isolazionista (“fake news”) affermando però la necessità di rettificare certi squilibri, la Merkel che riconosce l’esigenza di un “commercio più equo” ma senza negare la globalizzazione, semmai correggendola.

Il presidente Usa che ribadisce il suo “forte supporto” alla Nato ma pretende che gli alleati paghino il loro giusto contributo, la cancelliera che annuisce e si fa garante dell’impegno di tutti i partner a lavorare per incrementare il loro contributo alla difesa comune. Il magnate ha riconosciuto gli sforzi della Germania e della Francia “per risolvere il conflitto in Ucraina, dove idealmente cerchiamo una soluzione pacifica”. E la Merkel ha raccolto subito: “Le relazioni con la Russia devono migliorare, ma prima deve essere risolta la crisi ucraina”.

Era difficile che tra due leader così diversi, per stile, idee e valori, scoppiasse subito una luna di miele, nonostante le mezze origini tedesche del presidente. Ma l’incontro, caricato forse di troppe aspettative, quasi dovesse dare il ‘la’ alle future relazioni con l’Europa, è servito comunque a rompere il ghiaccio.

“E’ meglio parlarsi l’uno con l’altro piuttosto che parlare l’uno dell’altro”, ha ribadito in conferenza stampa la cancelliera, confermando il suo approccio pragmatico. I due leader hanno discusso a 360 gradi: Russia, Ucraina, Siria, Medio Oriente, Corea del Nord, Isis. Ma tra i dossier che più stavano a cuore alla Merkel c’era quello commerciale, per il timore della ventilata tassa Usa del 35% sulle importazioni che metterebbe in ginocchio l’export tedesco, per il quale gli Stati Uniti sono il primo mercato.

Berlino ha usato il bastone e la carota. La ministra dell’Economia Brigitte Zypries ha minacciato poco prima della visita della cancelliera un ricorso al Wto, in base al quale i dazi sulle auto non possono superare il 2,5%. La Merkel invece è volata a Washington per far vedere gli aspetti positivi dei legami con la Germania, che in Usa garantisce 750 mila posti di lavoro, oltre a 1-2 milioni di posti legati al made in Germany, nonché 271 miliardi di euro di investimenti diretti tedeschi (dieci volte quelli americani in Germania).

Ma gli Usa restano preoccupati per il deficit commerciale di 65 miliardi di dollari con la Germania, che Peter Navarro, consigliere commerciale della Casa Bianca, vorrebbe ridurre eludendo i vincoli europei. E sono convinti che Berlino sfrutti l’euro debole per rafforzare il suo export.

Sono questi i nodi che Trump e Merkel hanno tentato di sciogliere, sullo sfondo di un G20 finanziario che sembra orientato ad un compromesso sul futuro del commercio e dove il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin, secondo alcune fonti, ha fatto un “intervento costruttivo”, “conciliante”, senza parlare di ‘border tax’.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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