G20, verso un accordo sul commercio. Padoan, benefici da sistema aperto

Il ministro dell'economia e delle finanze Pier Carlo Padoan in una foto d'archivio del 30 ottobre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Il ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan in una foto d’archivio del 30 ottobre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

BADEN BADEN. – E’ meno duro del previsto il primo confronto tra la nuova amministrazione Usa e i suoi partner del G20. Nonostante le premesse burrascose, con le minacce di tassare gli import, avviare una guerra su dazi e tassi di cambio, e mettere fine a decenni di pace commerciale, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin sceglie la via conciliante e non aggressiva per presentarsi ai suoi colleghi, aiutando a creare quel “clima costruttivo” in cui speravano gli organizzatori della presidenza tedesca.

Clima che sembra portare ad un accordo sul testo finale del comunicato, anche nella parte che riguarda proprio il commercio. Non perché le distanze si siano davvero accorciate, ma perché “tutti hanno chiaro che un conflitto commerciale danneggerebbe” soltanto, spiegano fonti.

“Spero che ci sia un accordo diffuso sui benefici di un sistema globale aperto basato su regole, multilateralismo, è un beneficio per tutti non soltanto per alcuni membri del G20”, ha detto il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan entrando alla prima giornata di riunioni.

Lo ‘scontro’ è infatti proprio lì: nel comunicato finale, gli Usa vorrebbero che cadesse il riferimento a impegni “multilaterali” e a un commercio “basato sulle regole”, ovvero WTO, che loro vorrebbero sentirsi liberi di aggirare. Preferirebbero parlare solo di commercio “equo”, e tagliare via anche quel rifiuto esplicito del “protezionismo” che invece compariva nelle conclusioni dell’ultimo G20.

Piccole differenze linguistiche che nascondono la distanza abissale degli obiettivi, che non sarebbero più comuni. “America first”, è infatti quello dichiarato di Trump. Che però Mnuchin non sembra aver trasmesso al tavolo in tutta la sua dirompenza.

“Dovevano venire a professare il protezionismo ma invece sono venuti qui per dire che sono a favore del commercio globale, ma su base ‘fair’. Ovvero, vuol dire che se io apro i miei mercati a prodotti che vengono da altre parti del mondo mi aspetto che ci sia reciprocità”, spiegano alcune fonti.

Potrebbe essere solo ottimismo della volontà dettato dal desiderio di trovare un accordo a tutti i costi, perché i danni di un G20 che si spacca sulle strategie commerciali spaventano tutti. Oppure è la cautela iniziale di ogni nuova amministrazione, che prende le misure prima di sparare contro il bersaglio.

Mnuchin, per ora, non ha nemmeno evocato la ‘boarder tax’, ed ha accettato le conclusioni ‘tradizionali’ sui cambi. Ma questo non basta a rassicurare, perché molti temono che contino di più i tweet di Trump che le parole concilianti del suo ministro.

Il G20 ha anche messo l’accento su un punto che sarà in cima all’agenda italiana del G7, cioè la crescita inclusiva: un aspetto finora trascurato e che secondo la presidenza tedesca ha portato ad una ‘cattiva’ crescita.

(dell’inviata Chiara De Felice/ANSA)