Renzo Piano a New York, via i muri dalle città

NEW YORK. – Un’università senza muri in continuo dialogo con la città. La Columbia University scommette su Harlem e si affida a Renzo Piano per la realizzazione del suo nuovo campus a Manhattanville. Un progetto audace che incarna l’università del XXI secolo e per il quale l’ateneo di New York ha visto nell’architetto italiano la capacità di realizzare un connubio tra strada e mondo accademico.

Dell’intero campus, che si estende per quasi dieci isolati, dalla 125/a alla 133/a strada sul versante ovest della città, e che sarà completato entro il 2030, sono stati completati due edifici, il ‘Lenfest Center for the Arts’ e il ‘Jerome L. Greene Science Center’, entrambi disegnati da Piano. Saranno aperti al pubblico questa primavera.

Il campus è un ulteriore passo avanti verso il superamento del tradizionale concetto di periferia, l’abbattimento di un muro simbolico che separava una zona periferica dalla città. Un concetto molto caro a Renzo Piano, la cui architettura è fatta di spazi a disposizione del pubblico.

“Le periferie vanno vissute e frequentate – ha detto Piano all’ANSA – in un continuo dialogo verso la città. Ho voluto realizzare questi due edifici tenendo presente il Dna di west Harlem, dove si vive di ‘street culture’, in una zona dove è importante che le strutture siano aperte al pubblico”.

“Ad Harlem – continua – tutto avviene per strada, quindi quest’area sembrava fatta apposta per la realizzazione di questo progetto”. Piano ha anche sottolineato che si sente fortunato per aver realizzato i due edifici, perché riflettono un cambiamento nella società, e che in fase di progettazione si sono posti due quesiti: come deve sembrare un’università del XXI secolo e come far relazionare un ateneo urbano con la città che lo ospita.

“Realizzare un campus dal niente – ha detto Piano – non è un compito semplice. Nel caso della Columbia abbiamo scelto di mettere assieme tutte le strutture, in modo che sia docenti che studenti delle diverse facoltà potessero mescolarsi e imparare gli uni dagli altri. In fin dei conti lo scopo ultimo di un campus è quello di dare vita ad uno spazio comune dove ci si ritrova e si condividono diversi approcci alla vita”.

Il campus di Manhattanville, non a caso, è ben diverso dal campus principale sulla 116/a strada. Mentre quest’ultimo appare come una piccola acropoli, realizzato secondo un vecchio concetto che voleva rinchiudere e proteggere, il campus di Harlem invece apre alla comunità.

“Apertura, trasparenza e accessibilità – spiega Piano – sono le caratteristiche del campus. Via i muri, spazio alla luce e ariosità. West Harlem, inoltre, con la sua diversità, la sua vibrate street art, darà all’ateneo un’energia straordinaria”.

(di Gina Di Meo/ANSA)