“Lei, voi o tu”? “Grazie, preferisco il Tu”

Pubblicato il 28 marzo 2017 da Giancarla Marchi

Questa rubrica è essenzialmente diretta a chi impara ed insegna la lingua italiana in Venezuela ma benvenuto chiunque si interessi ai temi che propongo. Nel mio primo scritto ho cercato di riflettere sulle forme di saluto che vengono usate comunemente in Italia, poiché è uno dei primi argomenti che una persona affronta quando sta imparando l’italiano come lingua straniera.

In questa occasione continuo con i primi passi nell’apprendimento e mi soffermo sugli allocutivi Lei, Voi e Tu che sembrano a prima vista molto facili ma possono creare confusione nella mente di un “madre lingua spagnolo” e diventare un intoppo per la corretta comunicazione. Questo piccolo problema si può risolvere spiegandolo alla luce della grammatica e delle abitudini di rapporto interpersonali e della cultura dei popoli che s’incontrano, nel nostro caso, il venezuelano o italico in Venezuela e l’italiano peninsulare.

Rinfresco la memoria ricordando che Lei, Voi e Tu possono essere pronomi personali quando si utilizzano per riferirsi a qualcuno (Lei = terza persona singolare femminile, Voi = seconda persona plurale, Tu seconda persona singolare) o pronomi allocutivi, cioè quelle parole che si utilizzano per rivolgere la parola a qualcuno.

Prendo il caso di Lei quando è pronome personale che si traduce allo spagnolo come Ella e fin qui va bene. Ma se lo si utilizza come pronome allocutivo di cortesia, in spagnolo diventa Usted. Perciò il discente ha davanti a sé una parola la cui forma è la stessa con due significati diversi, e ciò può produrre smarrimento quando la si ascolta per la prima volta.

Ovviamente il contesto aiuta a capire quale utilizzare ma generalmente c’è poco tempo a disposizione per assimilare correttamente i due significati e si lascia l’apprendimento alla pratica, spiegando ulteriormente che i verbi vanno coniugati in maniera diversa. Il Lei di cortesia vuole il modo imperativo mentre il pronome personale Lei è più “democratico” e si adegua agli altri modi verbali (ulteriore difficoltà da chiarire in aula con pazienza!).

Ma si aggiunge anche un problema culturale. Il “Lei” di cortesia è tuttora molto presente nell’italiano odierno quando si parla ad una persona, uomo o donna, che non si conosce e verso cui si vuole mostrare rispetto e distanza sociale. Anche se formalmente questa funzione ha piena corrispondenza in lingua spagnola, il suo uso in Venezuela è sempre più ristretto e dilaga il Tu, specialmente nella zona centrale del paese.

Una spiegazione sociolinguistica per il caso venezuelano è legata alla mobilità tra le classi sociali, (specialmente in anni passati) e la rapida crescita demografica. Detto in altre parole: con lo sviluppo del paese i meno agiati si avvicinano ai più agiati non soltanto economicamente ma linguisticamente con il Tu, e i più agiati hanno sempre utilizzato il Tu quasi con tutti (senza che questo atteggiamento abbia significato o significhi necessariamente disprezzo o mancanza di rispetto). Perciò, quando si impara l’italiano in Venezuela, viene molto più spontaneo riferirsi all’interlocutore con il Tu invece del Lei indipendentemente da chi si ha di fronte. E questo accade più frequentemente se il discente è giovane.

In questo senso, la situazione in italiano è simile ma sembra evolversi più lentamente. Ricordo un acutissimo articolo di Umberto Eco in cui il semiologo spiegava come il Tu stesse invadendo l’Italia al posto del Lei e collegava il fatto con “la perdita generazionale di ogni memoria storica”, appunto per aver riscontrato una certa ignoranza sul passato pure recente, a cui aggiungeva l’influsso della televisione e, propongo, dei social media, specialmente sulle fasce più giovani (ma sembra pure che ci rientrino i trentenni e i quarantenni!).

Malgrado questi cambiamenti in ambedue le lingue, non si deve sottovalutare l’insegnamento del Lei, in italiano, come allocutivo di cortesia nelle occasioni che lo meritano. È consigliabile impararlo, specialmente per un italico che vuole apprendere la lingua e cultura italiane per comunicare, e tuttalpiù se la sua intenzione è quella di vivere in Italia; il “corretto ” seppur cambiante italiano diventa per lui uno strumento di integrazione e distinzione, soprattutto nei tempi che corrono.

E passo al Voi italiano. Come pronome personale in spagnolo (Spagna) significa vosotros ma in Sudamerica rimane soltanto la forma ustedes, perciò va chiarito agli studenti che il Voi italiano equivale sia a Vosotros che a Ustedes. D’altra parte, il Voi in Venezuela come pronome allocutivo vos (singolare di vosotros) viene utilizzato soltanto nella fascia delle regioni “andine” e può avere una valenza ambivalente tra il famigliare Tu, dipendendo dal grado di parentela e confidenza verso l’ interlocutore, e il rispettoso Voi che proviene probabilmente dall’originario Voi di maestà introdotto dai romani.

Ma in italiano odierno il Voi conserva una unica forma, a differenza dello spagnolo, e ha una lunga storia. Il Voi si sostituisce ed affianca il Lei fino ad arrivare alla “autarchia linguistica” di Mussolini che tenta di sostituire il Lei con il Voi. Oggigiorno, l’uso del Voi però persiste ancora in molti posti del meridione, in particolare in Campania e in Sicilia, in molti dialetti dell’Italia del sud ed è continuato solo in pochi campi specifici, come in qualche doppiaggio cinematografico, in alcune storie a fumetti, nella corrispondenza commerciale. Questo uso è consigliabile spiegarlo, soprattutto agli oriundi che vogliono riprendere la lingua che hanno “disimparato” e aggiungere che oggi il Voi non si usa più ma si impiega invece il Lei di cortesia.

E dal Voi concludo con Tu senza problemi!. Il Tu è stato sempre usato nella penisola anche se in tempi e contesti diversi. Ad esempio, nei primi secoli dell’antica Roma, i romani davano del Tu a chiunque: fosse l’amico o l’imperatore. Il Tu come pronome personale non comporta nessuna difficoltà per il discente. In spagnolo il significato equivale a quello che ha in italiano. E come pronome allocutivo, è bene ricordare che in italiano il Tu si indica molta famigliarità o assoluta confidenza con l’interlocutore e dovrebbe utilizzarsi nella comunicazione quotidiana con chi si conosce, a differenza del Tu in Venezuela, spiegato poc’anzi.

Allora, Lei, Voi o Tu? Spero che il Tu non sia la sola risposta scontata! E che Lei e Voi occupino il posto che gli aspetta per una buona comunicazione. Comunicare è essenzialmente quello che implica l’apprendere un’altra lingua e comunicare significa far conoscere, far sapere, perciò meglio si comunica, meno incomprensione si produce, e più ricca sarà la conoscenza della lingua che si impara.

Giancarla Marchi

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Giancarla Marchi

Ha insegnato alla Universidad Simon Bolivar inglese tecnico-scientifico e psicologia per l’apprendimento delle lingue straniere e nel 1992 ha fondato la Cattedra di Italiano e Cultura Italiana, disimpegnando diverse attività mirate alla diffusione della lingua e cultura italiane dentro e fuori l’ateneo. Ha svolto incarichi amministrativi quali Coordinatrice del Master in Linguistica Applicata e Capo Dipartimento di Lingue. La sua ricerca e relative pubblicazioni sono state sviluppate nell’ ambito della comprensione della lettura, la didattica e i motivi per i quali si studia l’ italiano in Venezuela. Collabora con la Società Dante Alighieri in Maracay e l’ IIC di Caracas.




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