Zucchero, la mia lunga storia d’amore con New York

Pubblicato il 01 aprile 2017 da ansa

NEW YORK. – “New York, una città piena di ricordi e per me fonte di ispirazione”. Zucchero è tornato nella Grande Mela per un concerto tutto esaurito nello storico Beacon Theater nell’Upper East Side, e in una città che per lui ha sempre rappresentato un punto fermo. Una storia d’amore quasi trentennale, iniziata nel 1988 duettando con Miles Davis con ‘Dune Mosse’.

“Vengo qui – ha spiegato in un’intervista all’ANSA nel backstage – sia per registrare che per fare concerti. Non si può fare un tour senza suonare a New York. Questa città è una delle più ispiratrici per un artista, qui c’è di tutto, si vede di tutto, si ascolta di tutto. Ho inoltre qui dei bellissimi ricordi, sono stato sul palco con Sting, James Taylor, Stevie Wonder, Pavarotti e tanti altri”.

New York è l’undicesima tappa del suo tour ‘Black Cat’ partito lo scorso 15 marzo da San Diego in California. In generale l’America è affascinante per Zucchero. Qui affondano parte delle radici della sua musica, anche se per cultura preferisce il sud al nord del paese.

“Black Cat – spiega l’artista – è ispirato molto a quel mondo. Ricordo che la prima volta che sono atterrato a New Orleans, le paludi, le baracche mi hanno subito rimandato alla zona del Po, dove sono cresciuto”.

Anche se non pronuncia mai il nome dell’attuale presidente Donald Trump, l’artista italiano lascia trapelare di non condividere certe scelte politiche fatte dagli americani.

“Personalmente non appartiene al mio mondo – ha detto – il mio mondo è quello di Peppone e Don Camillo, il piccolo mondo contadino, la gente semplice, qui c’è il super ricco e il super potente che mette delle condizioni discutibili”.

Zucchero è salito sul palco con il suo inseparabile cappello a cilindro dal quale ha tirato fuori uno show che comprendeva gran parte del suo ultimo album ‘Black Cat’, da ‘Partigiano Reggiano’ a ‘La tortura della luna’ passando per ’13 buone ragioni’, ‘L’anno dell’amore’ e numerosi altri.

Poi è andato a ritroso con i brani conosciuti del passato, i suoi immancabili classici, come lui stesso li ha definiti, da ‘Dune Mosse’, ‘Miserere’ in duetto virtuale con Luciano Pavarotti, ‘Baila’, ‘Libidine’, ‘Diamante’, ‘Diavolo in me’ e gran finale con ‘Senza una donna’.

Ad accompagnarlo il bassista Polo Jones, i chitarristi Kat Dyson e Doug Pettibone all’organo Brian Auger, alle tastiere Nicola Peruch, alla batteria Queen Cora Dunham e Adriano Molinari, al violino e mandolino Andrea Whitt.

Di poche parole durante lo spettacolo, perché – come ha sottolineato – “penso che la musica debba parlare, e spiego al pubblico che canto in italiano perché voglio portare in giro l’originale, alla fine quello che conta é la musica”.

Zucchero sarà in tour negli Stati Uniti fino a metà aprile. In Italia arriverà il primo maggio con un concerto all’Arena di Verona, qui effettuerà un totale di dieci concerti tra maggio (dall’1 al 5) e settembre (dal 21 al 25).

(di Gina Di Meo/ANSA)

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