Sale il potere d’acquisto delle famiglie, più spese e risparmi

ROMA. – La ricchezza cresce e i prezzi lasciano fare, restando immobili non scalfiscono il potere d’acquisto. Il risultato è una capacità di spesa ai massimi da quindici anni. E ce n’è abbastanza per aumentare sia i consumi che i risparmi. Ecco la fotografia dell’Istat sui bilanci delle famiglie nell’arco del 2016.

Ma va bene anche per le casse dello Stato. Si conferma infatti il miglioramento del deficit, sceso al 2,4%, livello più basso dal 2007, e la riduzione della pressione fiscale (al 42,9%). Segnali di recupero arrivano inoltre dal mercato del mattone: sembra si stia arrestando la caduta del valore delle case, con un primo, seppure timido, rialzo.

Per l’ex premier Matteo Renzi gli “80 euro”, insieme agli interventi su “Imu-Tasi, Irap costo lavoro & co hanno aiutato Italia”. Ora, scrive sempre via Twitter, “giù le tasse, andiamo #avanti”. Alla base del balzo del potere d’acquisto, salito lo scorso anno dell’1,6%, c’è anche la ripresa del mercato del lavoro e una circostanza eccezionale: la deflazione. L’anno in corso non potrà contare su prezzi in negativo, tutto dipenderà quindi dalla performance dei redditi, che comunque, in valori assoluti, hanno fatto registrare la risalita più forte dal 2011.

Una boccata d’ossigeno l’hanno presa pure le aziende, con la quota di profitto ai massimi da cinque anni. Portafogli più gonfi che hanno permesso di spendere, l’anno si è infatti chiuso con il terzo rialzo consecutivo dei consumi. Ma gli ultimi tre mesi presentano uno scenario in controtendenza: la spesa sale, i risparmi cadono e il potere d’acquisto scivola.

Ecco che invitano alla prudenza i sindacati: “Il Governo manifesta entusiasmo”, ma è “un esercizio inutile che rischia di suonare come una presa in giro”, dice il segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso, tornando sui numeri dell’occupazione.

Sulla stessa linea il leader della Uil, Carmelo Barbagallo: “Occorre una stagione di investimenti pubblici”, visto il calo segnato nell’ultimo trimestre (-5,7%). La raffica di dati sullo stato di salute dell’economia italiana ha toccato anche il mercato residenziale.

Dopo l’impennata delle compravendite qualcosa si sta muovendo anche sul fronte delle quotazioni. Nell’ultimo trimestre del 2016 è, infatti, spuntato un segno più (+0,1%). E non bisogna dimenticare che per gli italiani il valore dell’abitazione è il principale indice della loro ricchezza e viceversa. Certo la strada è ancora lunga.

(di Marianna Berti/ANSA)

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