Manovra correttiva: paletti Ap e Mdp sul Def, nodo privatizzazioni

Pubblicato il 04 aprile 2017 da ansa

Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ed il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan (D) durante la conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi, Roma, 19 Dicembre 2016. ANSA/ US/ PALAZZO CHIGI / TIBERIO BARCHIELLI

ROMA. – Non sono i numeri a preoccupare Paolo Gentiloni anche perchè i partiti che chiedono maggior ascolto, Ap e Mdp, sono i primi sostenitori del traguardo di legislatura. Ma, anche un po’ per la sua natura, il premier ha ricevuto per quasi due ore i capigruppo di Ap venendo incontro alla richiesta di colmare entro il 15 maggio il vuoto creato dall’abolizione dei voucher.

E in settimana incontrerà anche il gruppo nato dalla scissione del Pd per cercare di capire come vogliono stare in maggioranza visto che, spiegano fonti di maggioranza, l’atteggiamento appare altalenante. Ma l’urgenza del governo è in questo momento la doppietta del Def e della manovrina correttiva chiesta da Bruxelles.

Tra lunedì e venerdì della prossima settimana il governo approverà un decreto che punta a tenere insieme correzione dei conti, chiesta dalla Commissione Ue, e crescita. E soprattutto a tenere in equilibrio le esigenze della variegata maggioranza, a partire dal Pd dove, alla normale dialettica, si aggiungono le spinte congressuali.

“Non c’è differenza tra un ministro tecnico e uno politico: fatte le deduzioni tecniche, la politica sceglie”, ha osservato, all’assemblea del Pd, Pier Carlo Padoan con un tono scherzoso ma in realtà alludendo ad una tensione sotto traccia con i renziani allergici ai tecnici e strenui difensori del no a nuove tasse per rispondere alle logiche europee.

La manovrina sembra soddisfare le richieste di Matteo Renzi, escludendo l’aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina, e anche Angelino Alfano concorda sull’esclusione di nuove tasse. Però, alla riunione del gruppo alla Camera, pur in un clima positivo, spiegano i presenti, sono stati alzati nuovi paletti: no alla riforma del catasto, ha chiesto il renziano Edoardo Fanucci, mentre Francesco Boccia, schierato con Emiliano, ha insistito sulla web tax e Antonio Misiani, che sostiene Orlando, vuole più attenzione alle politiche sociali.

Ma c’è un punto che rischia di dividere profondamente la maggioranza: le privatizzazioni. Su Poste e Ferrovie è stato chiarito ancora una volta dalla maggioranza del Pd che prima di ogni scelta bisogna fermarsi a riflettere. Non la pensa così Alternativa Popolare: “Il tema delle privatizzazioni è sparito – critica Maurizio Lupi – Checché ne dica il segretario reggente del Pd Orfini, è l’unico strumento che ci permette di avere risorse e, dall’altra parte, chiedere flessibilità all’Europa”.

Una posizione su cui si dice “personalmente” d’accordo anche Pier Carlo Padoan, contrario “alla moratoria” che ormai è stata fatta nel governo sul tema.

Su un nodo altrettanto delicato, la legge elettorale, Paolo Gentiloni però si chiama fuori. Come chiarito dal suo insediamento, il governo punta a fare solo da facilitatore di un’intesa che appare lungi dall’essere trovata. La presidente della Camera Laura Boldrini ha chiarito che non si può fare come con il carciofo, calendarizzando “continuamente la legge elettorale senza aspettare sviluppi” e ha esortato tutti i partiti “a trovare un accordo politico per un testo base”.

Ma il tema resterà in stand by, di fatto, fino alla fine del congresso del Pd, con le primarie del 30 aprile. Tra le varie anime dem non c’è intesa e i sostenitori di Andrea Orlando sono convinti che l’insistere sul Mattarellum sia un modo per prendere tempo e non chiudere un accordo.

“La nostra proposta – non scopre le carte Matteo Renzi – era quella del referendum che gli altri partiti e gli italiani hanno bocciato. Poi abbiamo proposto il Mattarellum e ci hanno detto, abbiamo proposto l’Italicum al Senato e ci hanno detto noi, ora ci facciano sapere se hanno idee”.

(di Cristina Ferrulli e Michele Esposito/ANSA)

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