Ragazza marocchina denuncia frustate, tolta alla famiglia

MILANO. – Una denuncia “attendibile”, accompagnata da un referto medico per contusioni multiple con una prognosi di 31 giorni. Per questo il Tribunale dei Minori di Milano ha ratificato il provvedimento con cui un Comune dell’Oltrepo pavese ha tolto temporaneamente una ragazza marocchina di 16 anni alla sua famiglia e l’ha collocata in una comunità. E ciò in attesa di far luce su una vicenda di botte, frustate e insulti, denunciata dalla giovane, perché mamma, papà e fratello, ora indagati a Pavia per maltrattamenti e lesioni, non avrebbero accettato il suo stile di vita “occidentale”.

“E’ una storia come tante, purtroppo – ha spiegato il procuratore minorile Ciro Cascone – che riguarda il fattore culturale e il conflitto tra una ragazzina nata in Italia e che vuole vivere come le amiche, e una famiglia ‘tradizionalista’ che impone la sua educazione con violenza”.

E’ venuta a galla lo scorso 16 febbraio: quel giorno la ragazza, iscritta alle superiori, bocciata e trasferita in un altro istituto (due pomeriggi alla settimana di doposcuola in un centro diurno) si era confidata con l’assistente sociale che l’aveva vista triste e preoccupata.

Le riferì di essere stata da poco picchiata dalla madre (peraltro condannata nel 2003 per maltrattamenti nei confronti della figlia maggiore), dal padre e dal fratello. Le disse che le violenze andavano avanti da due anni. La ragazza ha denunciato che il fratello, 35 anni, l’avrebbe anche bastonata e colpita con il cavo del pc, che il padre a sua volta avrebbe alzato le mani. E poi insulti, minacce.

A dire della giovane il motivo sarebbe stato il suo stile di vita simile a quello delle amiche: i suoi genitori le avrebbero vietato i jeans con lo strappo, il trucco. In più la rimproveravano perché rincasava non alle 4 di pomeriggio come loro volevano, ma due ore dopo.

Sentito il racconto, l’educatrice ha accompagnato la 16enne prima al pronto soccorso del San Matteo di Pavia, poi in Questura. Dopo di che è partita la procedura di allontanamento dalla famiglia, ratificata lo scorso 2 marzo dai giudici.

“Nostra figlia non è mai stata picchiata con violenza, solo schiaffi. Una sola volta è stata usata la cinghia ma mai il cavo del pc” hanno detto ieri i genitori, convocati dal Tribunale dei minorenni. Si sono limitati a confermare che la ragazza “andava male a scuola e diceva bugie”. Il figlio invece ha negato le botte. Insomma alla base del loro comportamento ci sarebbe stata solo la scuola. Stile di vita e religione non c’entrano nulla.

(di Francesca Brunati/ANSA)