Petrolio in rialzo, ma i mercati snobbano gli attacchi in Siria

MILANO. – Nessuna riflesso scomposto dei mercati al raid americano in Siria e alla gelata dei dati della disoccupazione negli Stati Uniti. Le Borse, prima quelle asiatiche (con Tokyo che chiude a +0,36%) e poi le europee e, a seguire, i listini statunitensi, restano fredde e guardano con cautela agli sviluppi della crisi Trump-Assad-Putin.

In Europa Milano (+0,02%) e Francoforte (+0,05%) chiudono piatte scontando la debolezza di materie prime e del credito mentre Parigi (+0,27%) ma soprattutto Londra (+0,63%), nonostante l’inatteso calo a febbraio della produzione industriale in Gran Bretagna, colgono un rialzo non certo scontato.

E’ da registrare poi il balzo del petrolio che tocca fin dall’avvio di giornata i massimi da un mese (ovvero dall’8 marzo) con il Brent che vola fino a 56 dollari al barile il Wti che sfiora i 53 dollari al barile. Il prezzo del petrolio “non è facile da prevedere, il prezzo, dipende da offerta e forniture, ma non credo situazione geo-politica potrà impattare molto”, sottolinea l’economista Nouriel Roubini che, al Workshop Ambrosetti di Cernobbio, spiega che “nei prossimi anni si attesterà tra 40 e 50 dollari al barile, non mi aspetto 60 dollari a meno che non ci sia un’altra recessione”.

E va su di giri anche l’oro, bene rifugio per eccellenza. Sui mercati asiatici le quotazioni del lingotto con consegna immediata volano a 1.263,67 dollari l’oncia, sui massimi da novembre 2016. Quanto all’occupazione negli Stati Uniti, è vero che nel mese di marzo è stata inferiore a quella dei dieci mesi precedenti, ma il calo del tasso di disoccupazione al 4,5%, ovvero il minimo dal 2007, mostra che il mercato del lavoro american prosegue nel suo rafforzamento.