Di Maio e i “criminali” romeni, scoppia il caso diplomatico

Luigi Di Maio in una recente immagine d'archivio. ANSA/ ANGELO CARCONI
Luigi Di Maio in una recente immagine d’archivio. ANSA/ ANGELO CARCONI

ROMA. – E’ tempesta diplomatica tra i 5 Stelle e la Romania per colpa di un post di Luigi Di Maio su Facebook. “L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa UE!” aveva scritto il vicepresidente M5s della Camera rilanciando il pensiero del Procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, espresso in occasione della kermesse pentastellata di Ivrea per denunciare, però, i difetti del sistema giudiziario italiano.

Parole che, dette da un ‘aspirante’ premier, provocano invece la reazione sdegnata della comunità romena in Italia. Con gli avversari politici del Movimento che puntano l’indice sulla nuova “gaffe” dell’esponente M5s che già era inciampato sulla “lobby dei malati di cancro” e sul “Venezuelano Pinochet”.

Le parole di Di Maio vengono bollate come razziste e colpevoli di aver genericamente offeso il popolo romeno nel suo insieme anche se il suo intento era quello di puntare l’indice sull’elevato numero, tra i soli criminali romeni, che sceglieva l’Italia come paese in cui trasferirsi.

Ma Eugen Tertelac, presidente dell’Associazione romeni d’Italia, si sente offeso. Sono “frasi populiste”, proferite per “finalità elettorali” e che “possono rovinare i rapporti tra i due Paesi” dice. E avverte: “Abbiamo lasciato che l’ambasciatore prendesse posizione. Non mi pare il caso di dare corso ad un dibattito che non dovrebbe esistere”.

La reazione l’ambasciatore George Gabriel Bologan l’affida a La Stampa per dire che Di Maio, “al di là delle opinioni personali, offende tanti miei concittadini di buona volontà”. Di Maio però non ci sta: “C’è un fatto, che è inopinabile: ‘il 40% dei ricercati con mandato internazionale emesso da Bucarest si trova in Italia’. Non lo dico io, lo disse nel 2009 l’allora ministro romeno della Giustizia Catalin Predoiu”.

E il suo intento, sottolinea, non era offendere i romeni. Anzi. “Impariamo dai romeni: scoraggiano i delinquenti e attirano le imprese” prova a spiegare. Invano. “Torni a studiare e ci risparmi il festival delle idiozie” lo incalza Gianni Pittella. “Parole pericolose e irresponsabili” gli fa eco, tra gli altri, il dem Khalid Chaouki.

L’associazione Antigone poi chiarisce: i cittadini romeni sono stati per anni i più presenti numericamente nelle carceri italiane ma oggi non è più così. Il primato è passato al Marocco.

(di Francesca Chiri/ANSA)