Trump sgancia la “superbomba” sull’Isis in Afghanistan

Pubblicato il 13 aprile 2017 da ansa

WASHINGTON. – Donald Trump mostra i muscoli: dopo l’attacco in Siria la scorsa settimana e “l’armada” mobilitata al largo della Corea del Nord, oggi gli Stati Uniti hanno sganciato una ‘superbomba’ sull’Afghanistan per colpire tunnel e grotte utilizzate dai miliziani dell’Isis. Un’arma potentissima, capace di sprigionare fino a 11 tonnellate di esplosivo e di distruggere tutto nel raggio di centinaia di metri, costruita dagli Usa ai tempi della guerra in Iraq nel 2003 ma finora mai utilizzata in combattimento.

“Un’altra missione di successo”, ha esultato in serata Trump, che continua a lanciare messaggi al mondo intero, in particolare verso Mosca, Damasco, Pechino e Pyongyang. La ‘madre di tutte le bombe’ – così è definita in gergo, dall’acronimo MOAB (in realtà Massive Ordinance Air Blast), ufficialmente GBU-43B – è stata pensata come un potentissimo deterrente non nucleare ed è stata messa a punto dall’Air Force a partire dal 2002 per essere poi inserita nel catalogo delle armi possibili contro Saddam Hussein in Iraq.

E’ stata sganciata per la prima volta oggi, alle 17.32 ora di Kabul, da un MC130 dell’aviazione americana, su una rete di tunnel nel distretto di Achin, nella provincia di Nengarhar dell’Afghanistan orientale, a ridosso della frontiera con il Pakistan. Una zona in cui, secondo le autorità americane, l’Isis utilizza bunker e tunnel invulnerabili per gli ordigni ordinari.

Per questo, stando al generale John W. Nicholson, che comanda le forze americane in Afghanistan, la superbomba era lo strumento più adatto “per eliminare gli ostacoli e mantenere il vantaggio nella nostra offensiva contro l’Isis”.

La Casa Bianca ha confermato l’attacco durante il briefing quotidiano con i giornalisti e il portavoce Sean Spicer ne ha comunicato i dettagli tecnici e soprattutto l’obiettivo da colpire: l’Isis. Spicer ha sottolineato che nell’azione “sono state prese tutte le precauzioni per evitare vittime civili e danni collaterali”, rimandando poi al Pentagono per ulteriori dettagli.

Ma è stato poi il presidente in persona che, incalzato dai giornalisti, non si è tirato indietro: “Abbiamo i migliori militari del mondo e hanno fatto il loro lavoro. Per questo hanno avuto un tale successo ultimamente. Si guardi a quanto accaduto nelle ultime otto settimane e lo si paragoni agli ultimi otto anni: vedrete la grande differenza. Questa è stata un’altra missione di grande successo”, ha detto Trump manifestando piena fiducia nei suoi generali.

Un altro cambio di rotta rispetto alla campagna elettorale, quando quotidianamente sconfessava gli uomini con le stellette che non erano riusciti – era l’accusa – ad evitare il disastro. Adesso però Trump è al timone ed è sua la responsabilità di lanciare messaggi al mondo da commander in chief.

Non lo dice a chiare lettere, ma che non si tratti più solo di tattica è chiaro, la strategia va delineandosi: “Non so se ciò rappresenta un messaggio alla Corea del Nord – ha risposto ai giornalisti – ma non fa molta differenza. La Corea del Nord è un problema che sarà risolto”.

La ‘superbomba’ era stata pensata “per mettere una pressione tale da indurre Saddam Hussein a cooperare”, spiegava nel 2003 l’allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld in un’ottica di deterrenza. Era un’altra guerra, un’altra epoca. Oggi ‘la madre di tutte le bombe’ è tornata utile a Donald Trump per mandare un messaggio inequivocabile ai nuovi avversari dell’America.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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