Venezuela, ancora proteste e repressione

Pubblicato il 13 aprile 2017 da redazione

CARACAS – Doveva essere una manifestazione pacifica. E così è stato fino a quando, conclusa la protesta, alcuni giovani insoddisfatti si sono recati alla super-strada Francisco Fajardo e hanno interrotto il transito gridando slogan contro il governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Come da copione, l’intervento massiccio e violento delle forze dell’Ordine – leggasi, Polizia Nazionale Bolivariana e Guardia Nazionale – ha sedato la protesta. Contro i manifestanti sono stati lanciati gas lacrimogeno e sparate pallottole di plastica.

La manifestazione organizzata dal Tavolo dell’Unità Democratica, per protestare contro il silenzio del “Defensor del Pueblo”, William Tareck Saab, la violenza delle forze dell’Ordine nel reprimere le proteste, ed esigere la liberazione dei giovani arrestati in questi giorni si è svolta senza violenza. Due grandi cortei, uno partito dall’Est della capitale e l’altro dall’Ovest, si sono incontrati nelle adiacenze del Parque Cristal. Quindi, una volta conclusa la protesta pacifica, alcuni giovani hanno deciso di recarsi alla super- strada.
Altre manifestazioni, represse con brutalità dalla “Polizia” e dalla “Guardia”, si sono svolte in altre città del Paese. Particolarmente violenti gli scontri a Cumaná, dove sono stati arrestati anche alcuni giornalisti e fotografi, e nello Stato Vargas.
Mentre il ministro della Difesa, Padrino López, ha assicurato che in Venezuela si può protestare pacificamente e che i manifestanti non si toccano “neanche con un petalo di rose”, il presidente del Parlamento, Julio Borges, ha denunciato che a causa della “violenza di Stato” sono morti in questi giorni circa 7 cittadini. Ha smentito, quindi, il ministro della Difesa che ha accusato alcuni settori dell’Opposizione di voler diffondere un’immagine deleteria delle Forze Armate, l’immagine del “gorilla”.
Borges ha anche denunciato la presenza di gruppi di motociclisti armati che sparano contro le manifestazioni e ha sollecitato l’intervento delle Forze dell’ordine.
– I “colectivos” armati di tutto punto – ha detto – vanno contro lo spirito delle Forze Armate. Queste non possono permettere l’esistenza di gruppi di civili armati; gruppi di civili che un domani potrebbero trasformarsi in assassini di soldati. Solo le Forze Armate – ha sottolineato – devono avere il monopolio delle armi.
Particolarmente preoccupante è la realtà che si vive nello Stato Falcòn dove nel corso delle manifestazioni sono morti un giovane di 36 anni e un adolescente di 14. A sparare, stando alle segnalazioni del Governatore Henry Falcòn, gruppi di motociclisti armati.
All’estero, gli echi delle proteste in Venezuela causano allarme e preoccupazione. Il il governo del presidente argentino, Maurizio Macri, ha esortato a rispettare i diritti umani e e le libertà democratiche nel Paese. Attraverso un comunicato, il ministero degli Esteri, ha esortato i protagonisti della politica al dialogo. Dal canto suo, Luis Almagro, Segretario Generale dell’Osa, ha accusato il governo del presidente Maduro di reprimere con estrema violenza ogni manifestazione di dissenso.
Per il momento, stando al Foro Penal Venezolano, gli arresti registrati negli ultimi giorni sono stati 445: 212 cittadini sono ancora detenuti mentre il resto è di nuovo in libertà. Arrestati anche tre giovani italo-venezuelani: Franco Beccalossi e Stefano Ruggiero, a Caracas, e Carlo Enrique Cutarelli a Barquisimeto.

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