Leader curdo Demirtas: “Fermiamo questo orrore”

Selahattin Demirtas. / AFP PHOTO / OZAN KOSE
Selahattin Demirtas.
/ AFP PHOTO / OZAN KOSE

ISTANBUL. – In uno spot per il ‘no’ al referendum sul presidenzialismo in Turchia, un bambino gli parla ma il suo volto non si vede mai, né si sente la sua voce. È una campagna giocata sull’assenza, quella del partito filo-curdo Hdp. Perché Selahattin Demirtas – ‘Selo’, come lo chiamano affettuosamente il bimbo nel video e tutto il popolo curdo – sta conducendo la sua battaglia dal carcere.

Da più di 5 mesi è rinchiuso nella prigione di massima sicurezza di Edirne con accuse di “terrorismo” per un presunto sostegno ai ribelli del Pkk, come altri 12 deputati del suo partito. Il leader carismatico che nel giugno 2015 riuscì a infliggere a Recep Tayyip Erdogan l’unico stop nelle urne degli ultimi 15 anni, portando per la prima volta in Parlamento un partito curdo e togliendo all’Akp la maggioranza assoluta, combatte ora da lontano. Eppure i suoi messaggi dal carcere diffusi tramite gli avvocati, fanno ancora presa.

“Non permettiamo che questo film dell’orrore continui ancora”, scriveva qualche giorno fa, invitando i turchi a “sconfiggere la paura” nelle urne. In queste settimane, l’Hdp ha dovuto fronteggiare l’arresto di centinaia di suoi iscritti e continue intimidazioni.

Con un provvedimento che il capo degli osservatori Osce ha definito “senza precedenti” nella storia turca, oltre 140 suoi rappresentanti di lista sono stati rimossi d’ufficio, e con loro buona parte delle garanzie di trasparenza dello scrutinio.

Per i sondaggisti, a determinare l’esito di un voto che nonostante tutto resta molto incerto, potrebbero essere i curdi più conservatori, che prima votavano per Erdogan e poi sono passati dalla parte di Demirtas. È a loro che, dalla sua cella in semi-isolamento, lancia l’ultimo appello: “Avere paura del governo in tempi come questi è un sentimento molto umano. Ma non dimenticate che anche il coraggio lo è”.

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