Decreto voucher è legge. Camusso, risultato importante

Un' immagine di un voucher, Roma, 11 gennaio 2017. I voucher sono dei buoni lavoro erogati dall'Inps con cui il datore di lavoro puo' pagare alcuni tipi di prestazioni accessorie, cioe' che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario. ANSA / ETTORE FERRARI
Un’ immagine di un voucher, Roma, 11 gennaio 2017. I voucher sono dei buoni lavoro erogati dall’Inps con cui il datore di lavoro puo’ pagare alcuni tipi di prestazioni accessorie, cioe’ che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario. ANSA / ETTORE FERRARI

ROMA. – Il decreto che dice basta ai voucher passa al Senato con 140 sì, 49 no e 31 astenuti. E diventa legge. Senza che il governo abbia chiesto il voto di fiducia né a Palazzo Madama, né alla Camera dove era stato approvato il 6 aprile scorso con 232 voti a favore, 52 contrari, 68 astensioni.

La leader della Cgil Susanna Camusso, che aveva organizzato un presidio al Pantheon in attesa del risultato, parla di “risultato importante, frutto della mobilitazione” del sindacato che però “non ferma l’iniziativa per riscrivere il diritto del lavoro”.

La battaglia, infatti, “continua per la “Carta dei diritti universali del lavoro””. Ora “l’ultima parola spetterà alla Cassazione – precisa Camusso – ma immaginiamo che non ci sarà più il referendum”. Quindi osserva: “Senza buoni-lavoro venduti in tabaccheria sarà comunque un Paese migliore…”.

Di parere opposto i senatori del centrodestra che, nell’Aula di Palazzo Madama, difendono sino all’ultimo lo “strumento” che venne introdotto 14 anni fa in Italia con il governo Berlusconi. “Ricordo quando Marco Biagi mi convinse ad introdurre la prima sperimentazione di buoni prepagati per facilitare l’emersione di molti spezzoni lavorativi”, ricorda l’allora ministro del Lavoro Maurizio Sacconi annunciando il suo voto contrario.

Mentre i verdiniani, con il capogruppo Lucio Barani, difendono il “no” al provvedimento “celebrando” il “coraggio” che ebbe Bettino Craxi nello sfidare il sindacato sulla scala mobile.

Tutte le opposizioni, infatti, concordano nel puntare il dito contro il Pd che avrebbe voluto il decreto “solo per paura”, “per sventare il referendum messo in campo dalla Cgil che avrebbero perso”. Tra i più espliciti Roberto Fico (M5S): “Hanno tanta paura di perdere il referendum sul lavoro che hanno ritirato i voucher…”.

I Dem però si difendono ribadendo che la cancellazione di voucher si è resa necessaria per gli “abusi” che ci sono stati e non certo per il timore della consultazione referendaria. In molti, a cominciare da Mdp con Carlo Pegorer, plaudono l’iniziativa ma chiedono di ripensare ora “un quadro normativo” per garantire comunque “la legalità alle prestazioni lavorative occasionali”.

Con alcuni, come Stefano Lepri del Pd, che suggeriscono soluzioni sul genere dei “mini jobs” tedeschi o degli cheques francesi. Anche se nel mondo del lavoro prevale lo scetticismo. Il governo, commenta in una nota la Confederazione nazionale Artigiani, “aveva promesso pubblicamente di sostituire i voucher con uno strumento equivalente, sentite le parti sociali. Ma per ora di questo impegno non c’è traccia…”.

La cancellazione dei buoni lavoro, rincara la dose il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, “fa perdere opportunità di lavoro a 50mila giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati nelle attività stagionali in campagna dove con l’arrivo della primavera sono iniziati i lavori”. E al momento non si vedono alternative.

Eppure, incalza la relatrice Annamaria Parente, la loro “abrogazione si era resa necessaria per evitare gli abusi che avevano portato il numero dei buoni-lavoro, nel 2016, a 134 milioni, senza che i governi del Pd ne fossero responsabili”. Da ora però al lavoro per “norme alternative”.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)

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