Gentiloni va da Trump: “Fare asse per crisi Mediterraneo”

Pubblicato il 19 aprile 2017 da ansa

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Nella foto Paolo Gentiloni

WASHINGTON. – Punta sulla centralità dell’Italia nel Mediterraneo, Paolo Gentiloni. Al primo confronto con il nuovo presidente americano Donald Trump, il presidente del Consiglio definisce l’alleanza tra Italia e Stati Uniti (“joint leadership”, in inglese) “non solo un’opportunità ma un dovere politico” per “contenere i conflitti e gestire al meglio le crisi”.

A partire da quella in Libia, per la quale il governo italiano intende rivestire un ruolo di primo piano. Gentiloni sarà accolto da Trump alla Casa Bianca domani pomeriggio (le 21 in Italia) ma sul volo che in giornata lo porta a Washington lascia trapelare alcune anticipazioni del discorso che terrà domattina al think tank di destra Center for Strategic and Internationale Studies (Csis).

E così tratteggia alcune delle linee di politica estera che illustrerà al nuovo presidente. Al centro dei rapporti transatlantici, pone il Mediterraneo. Dove si scaricano le tensioni dei teatri di crisi, dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Siria alla Libia. La stabilità del Mare Nostrum, sottolinea Gentiloni, è cruciale sia per i flussi migratori sia per la lotta al terrorismo dell’Isis, tema cruciale per l’amministrazione Usa.

A Trump il premier ricorderà il nostro impegno militare nelle aree di crisi ma anche la capacità di dialogo, dalla Russia ai Paesi arabi e del Nord Africa (è di martedì una telefonata con il premier libico Al Serraj). L’unica soluzione possibile, è convinto il presidente del Consiglio, è quella di un negoziato multilaterale.

E, per quanto “ambizioso”, indica a modello la pace di Vestfalia, che chiuse la guerra dei trent’anni, e l’accordo di Helsinki del ’73. Quasi a simboleggiare lo snodo mediterraneo come centrale, arriva in mattinata la notizia del premio Unesco per la pace al sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini.

“E’ impegnata dalla parte giusta”, sottolinea su Twitter Gentiloni. E a due anni dall’affondamento del barcone con seicento migranti che segnò un punto di svolta in Ue sul fronte immigrazione, il premier richiama i partner europei a un maggiore impegno: serve uno “sforzo” perché è “un’illusione” pensare che i destini dell’Ue siano separati dalle crisi del Nord Africa e Medio Oriente. Dunque, “il migration compact dovrebbe essere confermato, con più equilibrata ripartizione degli oneri e più efficienti rimpatri, ma anche ampliato nella portata”, rilancia.

In serata, al suo arrivo a Washington, il premier avrà modo di confrontarsi a cena con alcuni esponenti dell’amministrazione Trump, da Herbert McMaster, capo del Consiglio di sicurezza nazionale che è di ritorno dall’Afghanistan, a Kellyanne Conway, uno dei consiglieri più fidati del presidente.

Domattina, poi, il discorso al Csis e, prima del faccia a faccia alla Casa Bianca, due interviste in programma: con il Washington Post e con Fox, il network americano più conservatore. Un altro segnale che l’Italia intende confermare l’alleanza con gli Usa come un “caposaldo” della sua politica estera. Anche nell’era Trump.

(dell’inviata Serenella Mattera) (ANSA) –

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