Fmi: Italia ha spazio per taglio del cuneo e tassa sugli immobili

NEW YORK. – Procedere con la ”razionalizzazione delle spese fiscali”, ampliando la base imponibile e creando una ”tassa moderna sulle proprietà immobiliari”. Il Fondo Monetario Internazionale lancia un assist al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, certificando che ”in Italia, così come in Francia, c’è spazio” anche ”per un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale”.

Constatando come l’austerity sta cedendo il passo a politiche pro crescita, la ricetta degli esperti di Washington per il Belpaese alle prese con una crescita lenta passa anche per il risanamento delle banche. ”Progressi devono essere fatti” sui crediti deteriorati, per i quali si è assistito solo a una ”calo limitato”.

I non performing loan continuano comunque a essere una zavorra per l’intera Eurolandia: negli ultimi due anni sono calati di 120 miliardi di dollari, ma restano sui 1.000 miliardi di dollari. Una cifra ancora elevata, che rappresenta una ”cattiva notizia”, anche se – afferma il Fondo – fa piacere vedere come l’attenzione sul tema sia aumentata.

L’Italia è indietro rispetto ad altri paesi europei nell’affrontare il problema, che deve essere aggredito con un ampio sforzo su più fronti. E’ necessario rivedere i meccanismi extra giudiziari, nei quali e’ incastrato il 75% dei crediti deteriorati. Ma anche rafforzare la supervisione con una valutazione sistematica della qualità degli asset per le banche non soggette agli stress test della Bce.

Muovendosi su questi fronti si aiuterebbe il sistema, esentandolo dal farsi carico del peso delle banche deboli. E in questa direzione si sta andando: il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha partecipato alla riunione del comitato esecutivo dell’Abi, nell’ambito della quale si è parlato delle ”nuove procedure fallimentari”.

L’incontro è stata l’occasione per il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, di ribadire la necessità di una verifica del bail in, ritenuta ”indispensabile”. Un aiuto al sistema bancario, mette in evidenza il Fmi, arriverebbe anche da una spinta al consolidamento del settore: l’Italia, così come l’Europa, è alle prese con il problema dell’overbanking, l’eccessiva proliferazione del settore bancario, con un ”elevato numero di banche” e un alto numero di filiali e personale rispetto agli asset degli istituti di credito, mette in evidenza il Fmi.

Gli interventi nel settore bancario possono spingere, insieme alla politica di bilancio, la ripresa italiana in un contesto di debito ancora elevato e di un pareggio di bilancio ‘close to balance’ che, secondo le stime del Fmi, sara’ centrato nel 2020.

In Italia servirebbe un ”uso di politiche attive sul mercato del lavoro e misure di spesa mirate per specifici gruppi, quali le donne e i migranti, possono” spingere l’offerta di lavoro. Interventi che aiuterebbero quindi le fasce più deboli, spingendo anche il mercato del lavoro e la ripresa, che procede a livello globale. Migliorata anche la stabilità finanziaria, sulla quale pesa la minaccia politica e l’elevato debito delle aziende americane.