Entrano in scena i “colectivos”

Pubblicato il 19 aprile 2017 da Mauro Bafile

Due morti, 400 arresti e decine di feriti. Questo è il primo bilancio della protesta del 19 aprile; protesta che, pare inevitabile, non potrà non avere conseguenze politiche. Com’era nelle previsioni, i cordoni delle forze dell’Ordine non hanno permesso ai 26 cortei del Tavolo dell’Unità Democratica, di convergere verso la sede della “Defensoria del Pueblo”. Era quello l’obiettivo e lo era anche quello di consegnare a William Tareck Saab, “Defensor del Pueblo”, un documento nel quale si reclama una dichiarazione di principio sul “Golpe”, poi parzialmente rientrato, promosso, come segnalato dalla stessa Procuratrice, dall’Alta Corte con le sentenze 155 e 156.

Confuse le versioni sulla morte dei due giovani, a Caracas e a San Cristobal. Ma, secondo testimonianze raccolte dai mass-media sembrerebbe che i responsabili sarebbero da individuare tra i “colectivos”, gruppi armati fedeli al governo che si muovono in moto. A Caracas, Carlos José Moreno Barón, 17 anni e studente di Economia nell’Università Centrale del Venezuela, è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco in testa mentre osservava la protesta indetta dal Tavolo dell’Unità nella “Plaza La Estrella”, nel quartiere di San Bernardino. C’è chi dice che sia stato un motociclista a sparare un colpo di pistola contro il giovane, chi invece che l’assassino stava appostato in uno degli edifici della Piazza. Portato immediatamente all’“Hospital de Clínicas Caracas”, la vittima è deceduta mentre i medici lo operavano, nel disperato tentativo di salvarlo. Paola Andreina Ramìrez Gómez, a San Cristobal, è stata colpita a morte da un gruppo di motociclisti appartenenti a un “colectivo” che faceva fuoco sui manifestanti. La giovane è caduta a terra tra le urla dei presenti e per lei non c’è stato nulla da fare.
Parallelamente alla manifestazione dell’Opposizione si è svolta quella indetta dal Psuv (Partido Socialista Unido), a sostegno del governo, nella centrica Avenida Bolívar. Oratore principale, il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Il capo dello Stato, nel suo intervento trasmesso dalla televisione di Stato, ha accusato nuovamente il partito Primero Justicia e, in particolare, il presidente del Parlamento, Julio Borges, di tessere le trame di un colpo di Stato. L’insistenza del presidente Maduro nell’assicurare l’esistenza di un complotto e di indicare nei leader dell’Opposizione – leggasi, Julio Borges, Henry Ramos Allup, Freddy Guevara ed altri – i promotori, lascia facilmente supporre che nei prossimi giorni potrebbe ordinare il loro arresto.

Lo scopo, stando a quanto sostengono analisti politici, sarebbe quello di privare l’Opposizione dei suoi leader. Quindi, la possibilità per il capo dello Stato di affrontare l’elezione regionale, o addirittura quella presidenziale, con un Tavolo dell’Unità in crisi. Da qui, sostengono alcuni esperti in materia, l’insistenza nell’esigere al Consiglio Nazionale Elettorale un’agenda elettorale affinché si svolgano elezioni quanto prima. Fantapolitica? Probabile. Ma, se diamo credito alle dichiarazioni del capo dello Stato, e non c’è motivo per non farlo, il suo desiderio sarebbe quello di misurarsi al più presto con l’Opposizione. Ma mai lo farebbe da una posizione di debolezza. E oggi, evidentemente, lo è.
A preoccupare il presidente Maduro non è solo la realtà politica, che comunque continua a controllare anche se con affanno, ma quella economica. Le stime per quest’anno e il prossimo, rese note dal Fondo Monetario Internazionale, presentano un Paese in ginocchio. La contrazione del Pil, stimato attorno al 4 per cento, è sicuramente inferiore a quella degli anni passati ma ancora molto preoccupante. E poi c’è l’inflazione che quest’anno, secondo le proiezioni del Fondo, dovrebbe raggiungere il 750 per cento e il prossimo il 2064 per cento. Cifre da capogiro che ricordano l’iperinflazione che anni fa colpì i paesi del “Cono Sud”. L’incidenza della contrazione economica e dell’accelerata spirale inflazionaria sulla qualità di vita di tutti i venezuelani sarà drammatica. A soffrirne le conseguenze saremo tutti ma, in particolare, gli strati più umili e meno abbienti, quelli che già oggi riescono a consumare appena due pasti al giorno se non uno solo.

Il governo del presidente Maduro, quindi, avrà bisogno di affrontare le difficili circostanze sociali, che potrebbero rendere il Paese ingovernabile, da una posizione di forza. E, per farlo, dovrà necessariamente indebolire l’Opposizione. L’alternativa sarebbe una transizione pilotata, ma questa passerebbe necessariamente per l’uscita dalla scena politica del presidente della Repubblica, dei membri del governo, e dei principali leader del Psuv. Un’ipotesi inaccettabile per chi, oggi, ha le redini del Paese. Inaccettabile anche un accordo con il Fondo Monetario Internazionale, poiché significherebbe ammettere il fallimento del “chavismo”. Non resterebbe quindi al Governo altra alternativa se non quella di radicalizzare il proprio atteggiamento, accusare l’Opposizione di cospirazione e dichiarare fuorilegge i partiti che la costituiscono o, più probabile, lasciare al Consiglio Nazionale Elettorale la responsabilità di affermare che i maggiori partiti dell’Opposizione non sono riusciti a legittimarsi.
E intanto, mentre gli analisti presentano scenari possibili o prossimi alla fantapolitica, i leader del Tavolo dell’Unità esortano i venezuelani a scendere di nuovo in piazza e a ripetere ancora e ancora la “madre de todas las marchas”.
Bafile Mauro

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