Terrorismo, Minniti: “Cruciale il controllo del Mediterraneo”

Pubblicato il 21 aprile 2017 da ansa

Consegna motovedette alla Libia

GAETA (LATINA). – Contro un terrorismo globale, che continua a colpire il cuore dell’Europa, il controllo del Mediterraneo centrale è cruciale e richiede un “impegno straordinario” che coinvolga Italia, Libia ed Unione europea.

Il giorno dopo l’attacco sugli Champs Elysees, il ministro dell’Interno Marco Minniti arriva a Gaeta per consegnare le prime due motovedette ai venti militari della Guardia Costiera libica che si sono addestrati in Italia alla scuola della Guardia di Finanza: due eventi apparentemente slegati ma che, invece, hanno molto in comune. Perché il controllo delle frontiere esterne dell’Europa “è fondamentale” nella lotta al terrorismo ed è un punto irrinunciabile per “l’azione di prevenzione e repressione” in tutto il continente.

Le motovedette sono le stesse cedute a Gheddafi nel 2009: quando scoppiò la rivoluzione che depose il rais, 2 delle 6 imbarcazioni furono affondate, mentre altre 4 l’Italia le ha recuperate, le ha rimesse a posto e adesso le consegna al governo di Serraj. Le prime due nel giro di una settimana saranno operative nelle acque di Tripoli e Misurata, quelle stesse zone da dove sono partiti i quasi 40mila migranti già arrivati in Italia nei primi 4 mesi del 2017. Altre due arriveranno a metà maggio, quando anche gli altri 19 militari già in Italia avranno completato il corso, ed entro giugno, assicura Minniti, l’Italia avrà ceduto 10 motovedette.

Mezzi che faranno della Guardia Costiera libica “la struttura più importante dell’Africa settentrionale” nella lotta ai trafficanti. L’Italia d’altronde sa bene che senza l’appoggio libico non sarà mai possibile frenare il flusso. Dunque è su Tripoli e sul governo riconosciuto dalla comunità internazionale che bisogna puntare. Chiedendo un maggiore impegno all’Ue.

“Il controllo del Mediterraneo è un punto centrale – ribadisce Minniti – e l’Italia è pronta a prendersi tutte le sue responsabilità”. Ma allo stesso tempo è “molto importante” poter contare sia su una Guardia Costiera libica “forte e capace” sia su un'”azione congiunta” che veda in prima linea anche l’Europa.

“La lotta contro organizzazioni profondamente disumane e la stabilizzazione della Libia sono due facce della stessa medaglia: più andrà avanti il processo di stabilizzazione meno i trafficanti avranno spazi di manovra”. Che poi i libici la facciano davvero, la lotta alle organizzazioni – viene sottolineato – è ancora tutto da dimostrare. Bastano le parole dell’ambasciatore in Italia Ahmed Safar per capire che la Libia non si accontenterà di dieci motovedette:

“Non siamo i guardiani del mare. La Libia è parte di una cooperazione internazionale che deve bloccare i traffici ma soprattutto intervenire lì dove si originano i traffici”. E la comunità internazionale non lo sta facendo? “Serraj – risponde Safar – è stufo delle promesse non mantenute dalla comunità internazionale. L’Italia ha dato un esempio diverso, ha mantenuto le sue promesse. Gli altri no”.

L’ambasciatore non può però negare le responsabilità tutte libiche nella violazione dei diritti umani nei centri per i migranti. Episodi, dice, compiuti da “personale che non aveva il diritto di stare in quei centri”. In ogni caso, “quello che è accaduto è perché la Libia non è un paese ancora stabile. Questo non giustifica certo le trasgressioni che ci sono state ed è per questo che stiamo cercando di collaborare con le Organizzazioni non governative e migliorare la situazione”.

(dell’inviato Matteo Guidelli/ANSA)

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