Per martedì pronto il testo della legge elettorale, a fine maggio in aula

Pubblicato il 26 aprile 2017 da ansa

ROMA. – L’appello di Mattarella al Parlamento perché approvi la legge elettorale arriva proprio quando sta per essere compiuto un essenziale passo avanti, con la presentazione del testo base da parte del relatore Andrea Mazziotti, probabilmente martedì o mercoledì prossimi. Il che rende credibile l’arrivo in aula della legge elettorale il 29 maggio deciso dalla Conferenza dei capigruppo della Camera.

Mattarella aveva già sollecitato il Parlamento dopo la sentenza della Corte Costituzionale che aveva espunto il ballottaggio dall’Italicum: dopo quell’intervento della Corte le leggi dei due rami del Parlamento erano troppo diverse l’una dall’altra e rischiavano di produrre risultati non omogenei, secondo il Quirinale.

L’alto numero di proposte presentate (30) e il congresso del Pd, hanno rallentato il raggiungimento del primo traguardo, cioè la presentazione di un testo base da parte del relatore. Inizialmente il Pd si era attestato sul vecchio e collaudato Mattarellum che però aveva una maggioranza risicata nella stessa Commissione (26 voti, quelli di Pd, Lega, Svp e Ala).

Mazziotti, che è anche presidente della Commissione, ha sollecitato i Gruppi a esprimersi anche su altre ipotesi. A quel punto il capogruppo del Pd Emanuele Fiano ha dato la disponibilità su un sistema proporzionale con collegi uninominali, che permette di superare i capilista bloccati: il “Provincellum”, così chiamato perché richiama il modello usato per eleggere le Province.

Probabilmente il relatore punterà a un testo con collegi uninominali, visto che anche Forza Italia, Lega, Mdp e altri gruppi più piccoli hanno dato un parere favorevole a questo modello. Restano i nodi del premio (di maggioranza o di governabilità) e della sua destinazione (alla lista o alla coalizione). Il premio di maggioranza va a chi supera una soglia (oggi il 40% dei voti) e lo porta al 54% dei seggi, mentre quello di governabilità è un premio fisso in seggi (ad esempio 60 o 90) che va al primo partito, a prescindere dalla percentuale ottenuta.

I nodi verranno risolti non nel testo base ma con gli emendamenti che i partiti presenteranno e che saranno votati nelle settimane successive: andranno costruite alleanze che non necessariamente coincideranno con la coalizione che sostiene il governo Gentiloni.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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