Delude il primo Pil dell’era Trump, ai minimi da 3 anni

/ AFP / Brendan Smialowski //Getty Images)
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WASHINGTON. – In campagna elettorale Donald Trump aveva promesso una crescita media annua di almeno il 3,5%, quasi il doppio di quella della presidenza Obama ma il primo trimestre della sua amministrazione è una mezza doccia fredda che macchia il traguardo dei suoi primi 100 giorni. Il Pil, secondo le stime del dipartimento al commercio, è cresciuto solo dello 0,7%, contro previsioni che oscillavano tra l’1% e l’1,2%: è la percentuale più bassa degli ultimi tre anni, dopo l’incremento del 2,1% del quarto trimestre, l’ultimo dell’era Obama.

La Borsa ha reagito negativamente, anche se con perdite contenute, con l’eccezione del Nasdaq, spinto però dai risultati positivi di Amazon e Alphabet, la casa madre di Google. Si tratta di un dato parziale, tendenzialmente più basso a inizio anno e soggetto a future possibili correzioni. Ma resta il fatto di una partenza economica “lenta” della presidenza Trump, frenata in particolare dal calo dei consumi, cresciuti nei primi tre mesi del 2017 solo dello 0,3% (+3,5% in quello precedente), il dato peggiore dal 2009.

Un rallentamento sullo sfondo di una politica che suscita ancora dubbi e timori, dalle tensioni sulla Corea del nord alle minacce protezionistiche (ironia della sorte, l’osteggiato Messico ha registrato crescita sopra le attese), dal fallimento della riforma sanitaria sino ad un piano fiscale che rischia di alimentare un deficit già gigantesco.

Anche l’economia della Gran Bretagna subisce una battuta d’arresto, sullo sfondo di altre incertezze, legate alla Brexit: solo +0,3% nel primo trimestre (contro il +0,7% di quello precedente), l’aumento più modesto dal primo trimestre dell’anno scorso. E Standard & Poor’s ha confermato il rating del Regno Unito a AA con outlook che resta negativo, “rispecchiando le continue incertezze istituzionali ed economiche relative alle trattative sulla Brexit ed al quadro che emergerà dopo l’uscita” del Regno Unito dalla Ue.

A pesare sulla deludente performance del primo trimestre del pil Usa, secondo gli esperti, il calo dei consumi, legato alle minori spese nel riscaldamento per l’inverno mite, al ritardato pagamento dei rimborsi fiscali e all’aumento dell’inflazione (2,4%, il balzo più grande dalla primavera 2011), che ha ridotto il potere d’acquisto. Hanno inciso anche la riduzione delle spese statali e dei governi locali.

Ma il risultato del primo trimestre non sembra la vera foto della salute dell’economia Usa e contrasta con altri dati: la quasi piena occupazione, l’aumento dei salari (+0,9%, il maggiore in 10 anni), il rally della Borsa, l’aumento delle esportazioni e degli investimenti imprenditoriali, la fiducia degli americani attestata dai sondaggi. Secondo gli esperti, la Fed valuterà i dati come ‘temporanei’ nella sua riunione della prossima settimana, dove comunque non sono attesi rialzi dei tassi.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)

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